Pavia: Marco Pilla, dalla Nobiltà Contemporanea alla Politica

Pavia: Marco Pilla, dalla Nobiltà Contemporanea alla Politica

Quando il merito conta più del titolo e la pratica vale molto di più della teoria. C’è una parola che ricorre spesso nel racconto umano e professionale di Marco Pilla: concretezza. È da qui che nasce la sua visione della nobiltà contemporanea, una linea di pensiero che ribalta i canoni tradizionali e rimette al centro mestieri, virtù e meritocrazia. Un’idea che non guarda al blasone ereditato, ma al valore costruito giorno dopo giorno. Perito araldico e consulente tecnico in genealogia presso il Tribunale di Pavia, Pilla è riconosciuto a livello nazionale come uno dei massimi esperti del settore. Presidente di una associazione onlus, iscritta al Terzo settore. Eppure, ci tiene a precisarlo: la sua dedizione all’araldica nasce per passione. Di mestiere, infatti, è fabbro artigiano—così vuole essere identificato—e da lì prende forma il suo sguardo sul Paese. Tra i progetti che incarnano questa visione c’è anche il Principato turistico di Rocca Romana, ideato insieme al Principe contemporaneo Paolo di Giovine: un’iniziativa che intreccia storia, territorio e sviluppo, con l’obiettivo di rendere il patrimonio culturale un motore vivo e inclusivo. La scelta di mettersi in gioco Oggi Marco Pilla ha deciso di mettere la propria personalità al servizio della politica. La sua è una posizione netta: «In politica abbiamo bisogno di persone che abbiano tenuto in mano una cazzuola almeno una volta nella vita. Basta solo bocconiani o laureati pieni di teoria e zero pratica». La mossa vincente, sostiene, è stare in mezzo alle persone e non dimenticare mai da dove si è partiti. Le risposte senza filtri Nel corso dell’intervista, Pilla commenta anche alcune figure del dibattito contemporaneo. Su Roberto Vannacci: «Penso che sia un uomo con le palle. L’ho incontrato diverse volte. Rappresento il team Vannacci di zona e sono portavoce della Legione del Castello Sforzini di Castellar Ponzano. Quando farà un suo partito, spero che metta in ruoli operativi persone che, come me, sappiano cosa vuol dire lavorare davvero». Su Fabrizio Corona il giudizio è altrettanto diretto: «È un fenomeno, una macchina perfetta. Ma soprattutto, se scendesse in politica, avrebbe la capacità di far votare chi oggi non vota. Il problema reale è coinvolgere chi è lontano dalle urne, soprattutto i giovani. Lui oggi, è l’unico che sa parlare la loro lingua. Spero di incontrarlo presto per dirglielo di persona». “Perché in un mondo storto, a volte, solo chi è stato storto ed è tornato dritto più volte sa davvero parlare a chi è rimasto ai margini”. Un’idea di Paese che riparte dal lavoro Al di là delle posizioni, il messaggio di Marco Pilla è chiaro: la politica deve tornare a sporcarsi le mani, riconoscendo dignità e competenza a chi costruisce, ripara, crea. È questa la sua nobiltà contemporanea: non un titolo da esibire, ma un impegno quotidiano che unisce sapere, fare e responsabilità civile. Un’idea che divide, certo, ma che intercetta un bisogno profondo: riconnettere istituzioni e vita reale. E farlo partendo dal lavoro, dalla passione e dal merito.

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