Dall’incidente al ritorno alla vita: Andrea si rialza dopo 15 giorni di coma

Dall’incidente al ritorno alla vita: Andrea si rialza dopo 15 giorni di coma

 

Abruzzo- Bellante Non è soltanto la storia di un ragazzo sopravvissuto a un incidente in moto. È la storia di una famiglia che ha resistito, di amici che non si sono mai allontanati e di una comunità che si è stretta attorno a lui fino al giorno più atteso: il ritorno alla vita normale. A volte la vita cambia in un secondo. Un pomeriggio di fine novembre, una strada come tante, la sua moto. Poi l’impatto, il buio, la corsa in ospedale. Secondo quanto ricostruito, Andrea è stato vittima di una manovra azzardata da parte di un’automobile, che gli ha improvvisamente tagliato la traiettoria provocando l’incidente. Un evento improvviso, impossibile da evitare. Andrea ha meno di vent’anni, una grande passione per i motori e una quotidianità fatta di scuola, amici e sogni semplici. Dopo l’incidente tutto si interrompe: 72 giorni di ricovero, di cui 15 in coma. Per lui è una battaglia. Per i suoi genitori è un’attesa interminabile.

 

Il risveglio: «Pensavo fosse un sogno»

Quando apre gli occhi, la prima emozione non è il dolore. È lo smarrimento. «Pensavo fosse un sogno. Non riuscivo a credere che proprio io, sempre attento con la moto, avessi avuto un incidente così.» Per quindici giorni resta in coma. Al risveglio non può muoversi né parlare: i macchinari lo tengono in vita ma lo costringono all’immobilità. Un ragazzo abituato alla libertà della strada si ritrova fermo in una stanza dove il tempo è scandito dai monitor e dai passi degli infermieri.

 

Il recupero fisico: fisioterapia e piccoli traguardi quotidiani

Oggi Andrea cammina. Non ancora perfettamente, ma ogni passo è una conquista. Le giornate sono fatte di visite, esercizi, controlli e fisioterapia. La ripresa è lenta, ma concreta. «Fisicamente sto abbastanza bene. Piano piano torniamo quasi al cento per cento.»

Ogni gesto che prima era normale, alzarsi, sedersi, fare pochi metri, diventa un obiettivo da raggiungere.

 

La vera cura: la presenza delle persone

Andrea è convinto di una cosa: la guarigione non è iniziata con la medicina. È iniziata con gli affetti. Ogni giorno qualcuno era lì: un amico, poi uno zio, poi un cugino. Anche quando lui non riusciva a parlare, continuavano a raccontargli la vita fuori dall’ospedale. «Mi facevano sempre compagnia e mi tiravano su il morale. Non mi hanno fatto sentire solo nemmeno un giorno.» La famiglia non ha mai lasciato la stanza. I genitori presenti ogni ora, ogni giorno. La forza emotiva è diventata parte della terapia.

 

Il sostegno ai genitori e la solidarietà della Polizia Penitenziaria

Se Andrea combatteva in ospedale, suo padre affrontava una prova altrettanto dura: restare forte mentre il figlio lottava tra la vita e la morte. Il padre, appartenente alla Polizia Penitenziaria della casa Circondariale di Teramo, ha ricevuto un sostegno concreto e continuo dai colleghi. Non solo messaggi o telefonate, ma una presenza reale: vicinanza quotidiana, aiuti pratici, turni alleggeriti e compagnia nelle lunghe ore davanti alla rianimazione. I colleghi hanno sostenuto la famiglia nei momenti più difficili, accompagnando l’attesa e aiutando a non farli sentire soli. Una solidarietà silenziosa ma fondamentale.

 

La passione per le moto: iniziata da bambino

Andrea vive di moto fin da piccolo. «Papà mi portava con lui quando ero bambino. Io sono cresciuto così.» A otto anni era già in sella. Non è una passione nata nel tempo: è sempre stata parte della sua vita.

 

Il messaggio ai giovani: «In strada basta un attimo»

Dopo l’incidente, Andrea ha cambiato prospettiva. «In strada non ti accorgi. È un attimo farsi male.» Non parla da moralista, ma da testimone diretto. Sa che non serve correre: basta una distrazione, anche non propria, per cambiare tutto. Quando vede coetanei fare manovre pericolose su scooter o moto, li richiama. Non per paura, ma per esperienza.

 

Tornerà in moto?

La risposta arriva senza esitazioni: sì. Non subito, ma tornerà. «Una passione non si spegne. La riprenderò con molta più attenzione.» Oggi l’unico freno è emotivo: i genitori si spaventano ancora al rumore di una moto. E Andrea lo capisce.

 

I ringraziamenti ai medici e alla rianimazione

Andrea ricorda bene medici e infermieri dell’Ospedale Civile G. Mazzini di Teramo: sono le persone che hanno accompagnato il suo ritorno alla vita. Ringrazia la rianimazione, gli specialisti e tutto il personale sanitario che lo ha seguito nei traumi e nella lunga degenza. Non solo cure mediche, ma anche sostegno umano.

 

La festa di bentornato: il giorno più atteso

Sabato sera è successo ciò che per mesi sembrava impossibile: Andrea è tornato tra i suoi amici. Una grande festa organizzata da parenti e amici ha celebrato il suo rientro. Non una semplice cena, ma un momento simbolico fatto di abbracci, sorrisi, commozione e musica. Per la prima volta non c’erano più monitor, medici o corridoi d’ospedale.
C’era la normalità. La comunità ha voluto dirgli una sola cosa: sei tornato.

 

Una storia di sicurezza e rinascita

Quella di Andrea non è solo la cronaca di un incidente in moto. È un messaggio sulla sicurezza stradale: la strada non perdona distrazioni e, soprattutto, non sai mai chi puoi incontrare. Ma è anche una storia di rinascita, di famiglia, di amicizia e di solidarietà. La vita può fermarsi in un secondo e ricominciare grazie agli altri.
E oggi la parola più semplice è anche la più vera: Bentornato Andrea.

 

 

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