Apprendo che il Governo ha messo la mozione di fiducia sul decreto armi all’Ucraina, l’ennesimo. Cominciò il fu Draghi: politicamente parlando, per carità; sempre sia lodato il “buon” Draghistan. Come dimenticarselo. Il famoso “green-passaro”. Un uomo, un…green-pass.
Dicevo, la Fiducia, chi era costei. Da un approfondimento normativo, ho scoperto che la fiducia al governo è prevista dall’art. 94 della Costituzione della Repubblica italiana. In verità lo sapevo, ma in effetti cercavo l’articolo preciso dove il Governo “chiede” la Fiducia su iniziative legislative.
Ebbene, in Costituzione non l’ho trovato. Perché, in effetti l’art. 94 si riferisce alla Fiducia al Governo per poter governare, non certo per farsi dare la fiducia su iniziative legislative. Per quello c’è già il parlamento: art. 70 – “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”.
Sapete dove ho trovato questa possibilità di avere la Fiducia da parte del governo su iniziative legislative? Sui Regolamenti parlamentari della Camera (art. 116), e del Senato (art. 161).
Ma la cosa più incredibile, è che nei succitati regolamenti (v. comma 4 per entrambi gli articoli) è previsto che non si possa mettere la fiducia sulla modifica del funzionamento del proprio regolamento.
Ricapitolando. Il Governo può mettere la fiducia su una iniziativa legislativa che riguarda una legge, ossia una norma che vale per tutti gli italiani, e invece non la può mettere per una modifica del regolamento di ogni Camera. Che riguarda appunto, “una procedura”. Non è meraviglioso?
Con questo meccanismo, i governi degli ultimi 30 anni, si sono letteralmente impadroniti del Parlamento. Infatti, se “uniamo i puntini…”, con l’abolizione della preferenza unica alle elezioni politiche, che infatti durò un lampo, dopo il referendum Segni – pregasi cercare su google -, insieme alle liste bloccate: si è creato un sistema dove i parlamentari non contano nulla.
Infatti, poiché dai tempi di Bettino Craxi (e prima ancora Spadolini -1981/82) e invalso l’uso che il presidente del Consiglio lo fa il capo di un partito della coalizione governativa, il quale ha la rappresentanza legale del proprio partito e quindi anche di decidere chi inserire nelle liste bloccate: il povero “peone”, quindi, se, con la “Fiducia”, “si permette” di votare contro il governo, ossia contro il proprio capo partito, alla prossima legislatura non verrà più ricandidato. Elementare Watson!
Ed ecco che quindi il Parlamentare non conta più nulla, e la nostra Repubblica è diventata da parlamentare a “presidenziale” (del Consiglio) di fatto. In pratica il premierato che vuole la Meloni, c’è già. Il problema della Meloni e di ogni italiano di buon senso, è che il Governo deve avere la Fiducia “solo” delle camere (art. 94 v. sopra), e non avere “anche” la fiducia del Presidente della Repubblica, che ”impone” governi tecnici al Parlamento. Certo, i Parlamentari ci mettono del loro, perché potrebbero benissimo non votare la fiducia al governo tecnico. Ma Manzoni insegna che: “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”.
Ma Signora mia, dove siamo finiti…
Massimo Piccolo
P.S.: dell’abolizione degli articoli 76 e 77 ne parliamo un’altra volta…
