Meloni non avvisata da Trump dell’attacco all’Iran
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L’opposizione (diciamo) parlamentare al governo Meloni, lamenta che la Meloni medesima non conti nulla nelle relazioni internazionali, in particolare con “l’amico americano”. Tanto è vero che L’Amico americano dell’attacco all’Iran ha avvertito solo la Francia, la Germania, e la Gran Bretagna. Tiè! Piglia e porta a casa.
Bene. Quello che non dice nessuno, è che l’Italia, in merito all’affidabilità di “alleati” con l’Amico americano, ha dei precedenti “governativi”, non proprio lusinghieri (dal punto di vista degli Usa).
Infatti, alla vigilia del 14 aprile del 1986 il capo del governo italiano, Bettino Craxi, informò il presidente libico Muhammar Gheddafi che un bombardamento americano su Tripoli era imminente. E mi fermo qui, ma al tempo della Prima Repubblica (italiana), altri casi simili hanno fatto incazzare l’amico americano pro tempore.
Quindi, Trump: come poteva fidarsi dell’alleato italiano, con questi precedenti? Stupisce che la Meloni non abbia rivoltato la frittata in faccia all’opposizione. Si sarà distratta.
Referendum SI o NO
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Parlare del referendum è davvero spinoso. Perché se appena appena tenti di argomentare il merito della questione, con argomenti pro o contro. Subito ti etichettano come Meloniano o sinistro(orso). Tipo ai tempi del SI-vax/NO-vax. Quando non si hanno argomenti…
Ebbene, da diverso tempo cerco di capirci qualcosa. Per questo seguo e/o leggo, quando posso, qualche articolo/libro e qualche talk-sciò. Dove però gli interlocutori spesso “parlano da soli” (senza contraddittorio), e concionano con incredibili supercazzole di tutto di più, e non fanno altro che affermazioni apodittiche; ossia, sui pericoli che (tralasciando le cavallette), che la Costituzione, la Magistratura, e la Democrazia di questo Paese corrono se passa il SI al referendum.
Il tutto, da parte dei supercazzolari, senza argomentare fattivamente il merito delle questioni, affinché la famosa “ggente” si possa fare qualche idea.
Allora sono andato a cercare quali sono le competenze di questo famoso (diciamo) CSM, ossia il Consiglio superiore della Magistratura.
Ebbene, il vigente art. 10 della legge 24 marzo 1958, n. 195, (Norme sulla Costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della Magistratura), recita quanto segue:
- Spetta al Consiglio superiore di deliberare:
1) sulle assunzioni in Magistratura, assegnazioni di sedi e di funzioni, trasferimenti e promozioni e su ogni altro provvedimento sullo stato dei magistrati;
2) sulla nomina e revoca dei vice pretori onorari, dei conciliatori, dei vice conciliatori, nonché dei componenti estranei alla Magistratura delle sezioni specializzate; per i conciliatori, i vice conciliatori nonché dei componenti estranei è ammessa la delega ai presidenti delle Corti di appello;
3) sulle sanzioni disciplinari a carico di magistrati, in esito ai procedimenti disciplinari iniziati su richiesta del Ministro o del procuratore generale presso la Corte suprema di cassazione;
4) sulla designazione per la nomina a magistrato di Corte di cassazione, per meriti insigni, di professori e di avvocati;
5) sulla concessione, nei limiti delle somme all’uopo stanziate in bilancio, dei compensi speciali previsti dall’ 6 del decreto legislativo 27 giugno 1946, n. 19, e dei sussidi ai magistrati che esercitano funzioni giudiziarie o alle loro famiglie.
Può fare proposte al Ministro per la grazia e giustizia sulle modificazioni delle circoscrizioni giudiziarie e su tutte le materie riguardanti l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia. Dà pareri al Ministro, sui disegni di legge concernenti l’ordinamento giudiziario, l’amministrazione della giustizia e su ogni altro oggetto comunque attinente alle predette materie.
Delibera su ogni altra materia ad esso attribuita dalla legge.
Bene. Dalla semplice lettura delle competenze del Csm, appare evidente che trattasi di competenze “amministrative” e “consultive”. Praticamente un “ufficio del personale” dei magistrati italiani (tolto dai padri costituenti dalle “grinfie” del governo per evitare abusi). Non certo legislative. Per quelle c’è già il Parlamento.
Anche se ormai la legislazione delle Camere è stata “idrovorata” dai governi protempore degli ultimi 30 anni, a colpi di Decreti e decretini legge, nonché di Decreti legislativi (sui quali non mi soffermo per non annoiare il cortese lettore).
Il tutto con l’avallo dei presidenti della Repubblica pro tempore, che prima li firmano (art. 15 comma 1, legge 400/1988), anche in palese assenza di “casi straordinari di necessità e d’urgenza” (art. 77 della Cost.), e poi spesso in discorsi pubblici, fanno il pianto (lacrime) del coccodrillo, rimproverando i governi pro tempore di “eccedere” nella decretazione d’urgenza”. Come se i decreti non li emanassero/firmassero pure loro.
Ma torniamo al Csm: il cosiddetto “parlamentino dei magistrati”, denominazione impropria e fuorviante (come sopra specificato).
Ebbene, Ho avuto modo di vedere uno dei pochissimi contraddittori seri sul merito del Referendum fra il parlamentare Giorgio Mulè (Forza Italia) e il magistrato (pubblico ministero) Henry John Woodcock.
Ad un certo punto, Mulè, che incalzava il magistrato sul merito del referendum, ossia sul sorteggio dei magistrati (secondo me, la vera posta in gioco, le carriere sono uno specchietto per le allodole…),
Quando appunto Mulè faceva notare dov’è il problema se si fa il sorteggio dei magistrati che vanno al Csm, visto che tutti i magistrati, avendo fatto il medesimo concorso, sono in grado occuparsi di “assegnazioni di sedi e di funzioni, trasferimenti”.
Allora, con voce dal sen fuggita, il magistrato ha eccepito che così lui non poteva scegliere il suo rappresentante. E qui mulè ha inchiodato il magistrato. Infatti Mulè ha detto al magistrato che chi va al Csm, non è un rappresentante di nessuno, ma deve solo occuparsi di “assegnazioni di sedi e di funzioni, trasferimenti”. Quindi che c’entra la rappresentanza?
Infine, stupisce che la Meloni non abbia preso spunto da Berlusconi: il quale nel 2001, prima delle lezioni (che vinse), inviò a milioni di famiglie italiane un album fotografico/fotoromanzo dal titolo “una storia italiana”.
Ebbene, al posto della Meloni, che si sarà distratta, avrei inviato (ancora è in tempo) alle famiglie italiane, il primo libro intervista di Sallusti a Palamara, “Il Sistema”. Sono certo che sarebbe il miglior testimonial del “SI”.
Ah! Signora mia, cosa mi tocca fare. Pure dare consigli al/alla Presidente del Consiglio. Dove finiremo mai…
Massimo Piccolo
