Bertoldo e il dispetto alla moglie…

Bertoldo e il dispetto alla moglie…

 

Come è noto ai più, c’è un celebre aneddoto popolare riguardante il proverbiale contadino Bertoldo, che, con il suo cervello fino e astuto, fece sbalordire nientemeno che il Re Alboino.

Sempre nel solco degli aneddoti popolari, pare che il contadino Bertoldo, appunto, avesse l’abitudine di porre in essere azioni estreme e grottesche che Egli compie per dispetto o per astuzia. Fino ad arrivare a tagliarsi i “gemellini” per fare dispetto alla moglie (vox populi). Ecco, la recente sconfitta referendaria del “Sì”, mi pare rientri nel solco bertoldiano di cui sopra.

Dico questo perché alcuni cari amici, mi hanno confidato che hanno dato voto contrario al recentissimo referendum, poiché non ce la facevano a votare “a favore” della Meloni, ossia “il peggior governo della storia della Repubblica”, così parlò un mio amico carissimo. Onestamente, fare una graduatoria, è sempre un computo arduo.

Si sa, la memoria è spesso volatile. Non per niente si usa il modo di dire, che si ha spesso “la memoria del pesciolino rosso”. Bisognerebbe avere memoria storica ed essere in possesso di un sufficiente spirito critico per vedere le cose per quelle che sono.

Per esempio, ci sono stati governi che hanno sostanzialmente posto gli italiani agli arresti domiciliari, con un semplice “provvedimento amministrativo” del Governo italiano (Dpcm), quando invece la Costituzione italiana (che si cita spesso a sproposito e strumentalmente), all’articolo 13, prevede che:

  • La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dall’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge”.

Nei casi di cui sopra, la restrizione non era prevista da una legge, ma da un Dpcm, attuativo di un decreto-legge (n. 19/2020), che appunto non è una legge, come vuole la Costituzione. Dice che il decreto legge ha valore di legge: certo. Ma dove c’è una riserva di legge ci vuole una “legge”.

Tanto è vero che il decreto-legge, si “DEVE” convertire in legge, così come prevede l’art. 77 della “solita” Costituzione:

  • “…provvedimenti provvisori con forza di legge (decreto legge, ndr)…”;
  • “…deve (il Governo, ndr) il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere…”.

Ah! Ma allora questi decreti legge non erano “LEGGE”. Per essere “LEGGE”, dovevano essere “CONVERTITI” in legge.

E quindi, come la mettiamo?

Non solo. Ma l’art. 13 di cui sopra afferma che “solo” l’autorità giudiziaria, e per giunta con atto motivato, può restringere la libertà del cittadino. Idem come sopra. Eppure, a mia memoria (forse del pesciolino rosso, non so) nessun Uomo delle istituzioni, ha battuto ciglio. Mi fermo qui, ma dovrebbe essere sufficiente. Anzi, no. Mi domando dov’erano tutti i difensori della Costituzione italiana “a la carte”, che ora si stracciano le vesti? Per carità di Patria mi fermo, ma potrei fare altro elenco di articoli calpestati e “insabbiati”…

Chiudo tornando a Bertoldo e ai “bertoldini”. Infatti, come è noto, oggi nel mondo Occidentale, meglio, “nell’Occidente collettivo”, e in particolare in Italia, il virus del “faziosismo”, nonché del “tafazzismo”, ormai miete vittime insospettabili.

Ah! Signora mia, la prego, non svenga…

Massimo Piccolo

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