Da ormai molto tempo, non c’è trasmissione televisiva dove non ci “scappi la lacrimuccia”, la commozione, ed affini… Per non parlare delle trasmissioni pomeridiane, piene di femminicidi, rapimenti, scomparse, misteri, bla bla bla… Una “offerta” Tv, che mina le menti dei più deboli e più semplici fra noi, che vengono attratte da questi programmi come le api al miele, e mettono in pericolo la loro serenità mentale nella quotidianità, creando uno spettatore “ansiogeno”, con grande felicità dei farmacisti e loro… “fornitori”.
Financo le trasmissioni in prima serata, spesso, presentano l’ospite di turno, entrando nella vita familiare del soggetto in questione, e lo rappresentano sempre come una specie di Calimero.
Questo virus della lacrimuccia e dell’intenerimento “seriale”, attanaglia, in particolare, le trasmissioni dei canali televisivi, che proprio per la loro diabolica efficacia comunicativa, alias manipolativa, colpiscono le emozioni del telespettatore, e, in ultima analisi, lo tengono incollato al “totem” Tv.
E perché accade ciò? Semplice: perché è l’unico modo, semplice ed economico (per le Tv), per tenere incollate le persone davanti alla video. E perché si vogliono tenere le persone davanti alla Tv? Perché la televisione (nel senso dei programmi) costa: e qualcuno deve pagare.
E siccome le private non hanno canone, allora qualcuno i soldi ce li deve mettere, e chi ce li mette? La pubblicità (che peraltro è diventata insopportabilmente invadente). E dove va la pubblicità? Da chi fa più ascolti: elementare Watson!
Ecco, bisognerebbe abolire la pubblicità. Perché alla pubblicità interessa la “quantità”, non certo la qualità. In fondo non l’ha prescritto il medico di farsi una Tv.
Parafrasando il Grande Giorgio Gaber, nel suo famoso monologo sulla Democrazia (lo incollo in calce a queste righe), oserei dire che “La qualità è nemica della pubblicità”.
Mi domando che paese è, un Paese dove la Tv, per fare ascolti, è diventato un immenso confessionale…
Mi viene in mente una storia popolare africana, che riporto qui di seguito:
- “Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, una gazzella si sveglia e sa che dovrà correre più del leone o verrà uccisa. Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, un leone si sveglia e sa che dovrà correre più della gazzella o morirà di fame. Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, non importa che tu sia leone o gazzella, l’importante è che cominci a correre”.
Bene. Parafrasando questo racconto popolare africano, mi verrebbe, anzi mi viene da dire che:
- Ogni giorno un canale televisivo che manda in onda programmi: non importa a quale canale appartiene. Ma sa, che se vuole “sopravvivere”, deve fare ascolti. E quindi deve abbassare la qualità, ed aumentare la quantità. Altrimenti la pubblicità non lo finanzia, e muore.
Ah! Signora mia, diventeremo tutti un po’ più…”quantitativi”.
Massimo Piccolo
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(Il bellissimo monologo di Gaber sulla democrazia)
https://www.youtube.com/watch?v=3iccz42Yfxs
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