Milano Cortina 2026: l’Olimpiade invernale che predica sostenibilità e pratica disboscamento

Milano Cortina 2026: l’Olimpiade invernale che predica sostenibilità e pratica disboscamento

Un governo che invita i cittadini alla “responsabilità climatica” mentre autorizza il taglio di centinaia di larici secolari per una pista da bob che nessuno voleva: il caso Cortina 2026 è diventato il simbolo di un’ipocrisia istituzionale che coinvolge governo, federazioni sportive e progettisti.

Giochi 2026, la favola ecologica che inizia con un disboscamento

Le fonti confermano che circa 500 larici secolari sono stati abbattuti, nonostante promesse di tutela e compensazioni ambientali mai realizzate.

La retorica ufficiale ripete come un mantra l’appello alla responsabilità individuale tramite le campagne green.

Negli ultimi anni, il governo ha investito in campagne pubblicitarie e comunicative che invitano i cittadini a:

– ridurre i consumi energetici,

– limitare l’uso dell’auto,

– adottare comportamenti “virtuosi” per contrastare il cambiamento climatico,

– proteggere il verde urbano e le aree naturali.

Una narrazione che insiste sulla responsabilità individuale, spesso accompagnata da toni moralistici: “Il clima lo salviamo insieme, partendo dai piccoli gesti”, ma mentre si chiede ai cittadini di cambiare stile di vita, le scelte pubbliche raccontano un’altra storia.

Le fonti confermano che circa 500 larici secolari sono stati abbattuti a Ronco, sopra Cortina d’Ampezzo, per far spazio allo “Sliding Centre”, la nuova pista da bob destinata ai Giochi 2026.

– L’abbattimento è avvenuto in poco tempo.

– L’area era vincolata e ospitava un ecosistema alpino delicato.

– Il progetto era stato presentato come “a basso impatto”, con promessa di mantenere parte del bosco.

– La compensazione ambientale (nuovi larici da piantare entro la primavera 2025) non è mai partita: a luglio 2025 il terreno risultava ancora completamente nudo.

Il risultato è un paesaggio devastato e un impegno disatteso.

L’ipocrisia istituzionale: predicare bene, devastare meglio

Il contrasto tra ciò che il governo chiede ai cittadini e ciò che fa quando gestisce grandi opere è evidente:

Da un lato:

– campagne di sensibilizzazione sulla tutela del verde;

– richiami continui alla responsabilità individuale;

– incentivi per ridurre emissioni e consumi.

Dall’altro:

– autorizzazioni accelerate per un’opera contestata da tecnici, ambientalisti e persino dal CIO;

– disboscamento massiccio di un’area alpina protetta;

– totale assenza di trasparenza sull’avanzamento delle compensazioni ambientali.

Il messaggio implicito è chiaro:

la sostenibilità è un dovere dei cittadini, non dello Stato.

Federazioni sportive e progettisti: promesse disattese e responsabilità eluse

Le responsabilità non ricadono solo sul governo.

Il CIO e la Federazione internazionale degli sport su ghiaccio

Secondo le fonti, il CIO aveva inizialmente chiesto di ospitare le gare di bob all’estero, in impianti già esistenti e funzionanti.

Nonostante ciò, il progetto italiano è stato portato avanti, ignorando:

– i costi ambientali,

– i ritardi strutturali,

– l’incertezza sulla reale omologazione dell’impianto.

La società pubblica responsabile delle opere olimpiche non ha fornito aggiornamenti sulla riforestazione promessa.

Il progetto, presentato come “sostenibile”, si è rivelato l’opposto:

– costi lievitati oltre i 120 milioni di euro;

– manutenzione prevista oltre 1 milione l’anno;

– impatto ambientale enorme, incluse tonnellate di ammoniaca per la refrigerazione.

la fiducia pubblica:

Il caso Cortina 2026 non è solo un problema ambientale: è un problema di credibilità istituzionale.

Quando lo Stato:

– chiede sacrifici ai cittadini,

– finanzia campagne sulla tutela del verde,

– e poi abbatte boschi secolari per un’opera temporanea,

non solo danneggia l’ambiente, ma alimenta sfiducia, disillusione e senso di ingiustizia.

Conclusione:

Le Dolomiti come qualsiasi altro ambiente naturale, non sono un palcoscenico da sfruttare per un evento sportivo.

Sono un ecosistema fragile, un patrimonio collettivo, un’eredità che non appartiene solo a noi.

Il caso Cortina dimostra che la sostenibilità non può essere uno slogan da campagna pubblicitaria:

deve essere una pratica coerente, soprattutto da parte di chi governa e progetta.

Finché le istituzioni continueranno a chiedere ai cittadini ciò che non pretendono da se stesse, la transizione ecologica resterà un esercizio di retorica.

E i larici abbattuti di Cortina saranno ricordati come il simbolo più eloquente di questa ipocrisia.

Francesco Paolo Cinquemani

*avvocato

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