Coppie di fatto, la svolta: la sentenza che cambia i diritti dei conviventi

Coppie di fatto, la svolta: la sentenza che cambia i diritti dei conviventi

Ci sono decisioni che, pur nascendo da questioni tecniche, finiscono per parlare direttamente alla vita delle persone. La recente sentenza n. 7/2026 della Corte costituzionale è una di queste.
Una pronuncia che riguarda la sospensione della prescrizione, tema che a prima vista può sembrare distante dalla quotidianità delle coppie di fatto, ma che in realtà tocca il cuore delle loro relazioni affettive ed economiche.

Nella sentenza si legge che la Corte ha riconosciuto come “la vita reale delle persone non può essere compressa dentro categorie formali che non rispecchiano più la società” e che la norma sulla prescrizione era rimasta immobile mentre il Paese cambiava. Oggi oltre un milione di coppie convivono stabilmente senza sposarsi, condividendo responsabilità, progetti e sacrifici. Eppure, fino a ieri, il diritto continuava a considerarli “estranei”.

Un principio semplice: si tutela la relazione, non il rito

La Consulta ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 2941 n. 1 c.c. nella parte in cui non estendeva ai conviventi la sospensione della prescrizione prevista per i coniugi.
La ratio è chiara: non si protegge il matrimonio come istituzione, ma la relazione affettiva come spazio in cui è irragionevole pretendere che un partner notifichi atti giudiziari all’altro. Come afferma la sentenza, “la vita di coppia – qualunque forma assuma – è un luogo in cui il conflitto formale è fisiologicamente sospeso”.

È un principio di realtà, prima ancora che di diritto.

Cosa cambia:

I crediti tra conviventi non si prescrivono più durante la convivenza, esattamente come accade per i coniugi.

Questo significa che prestiti informali, investimenti comuni, spese sostenute da uno per l’altro o contributi economici alla vita familiare non potranno più svanire per il semplice decorso del tempo.
Una tutela che restituisce giustizia a chi, negli anni, ha visto dissolversi diritti patrimoniali solo perché la legge non riconosceva la realtà della relazione.

Un passo avanti in un percorso già avviato

È importante dirlo con chiarezza: molti diritti delle coppie di fatto esistono già.
La legge 76/2016 ha riconosciuto la convivenza di fatto come formazione sociale meritevole di tutela. La legge 219/2017 ha previsto la possibilità di indicare il partner come delegato nelle decisioni sanitarie e nel consenso informato.

La sentenza della Consulta non crea nuovi poteri di rappresentanza, ma rafforza la legittimazione del partner come figura naturalmente coinvolta nelle scelte delicate.

Il convivente può essere delegato a rappresentare il partner in ospedale, nelle decisioni mediche e nei momenti critici, e questa scelta oggi trova un fondamento costituzionale ancora più solido.

Una decisione che illumina anche altri ambiti

La Corte è stata prudente, ma il principio affermato è destinato a incidere su molte situazioni concrete.
Il documento lo sottolinea con chiarezza: “Quando una relazione affettiva stabile crea situazioni analoghe a quelle matrimoniali, il legislatore non può ignorarle senza una ragionevole giustificazione”.

Non si tratta di equiparare automaticamente matrimonio e convivenza, ma di riconoscere che la sostanza della vita condivisa non può essere ignorata dal diritto.

Conclusione

La Corte non ha creato diritti “per decreto”. Ha fatto qualcosa di più profondo: ha ricordato che la Costituzione tutela le persone nelle loro relazioni concrete, non nei modelli astratti.
Come si legge nella sentenza, “la dignità affettiva non dipende da un rito, ma dalla sostanza della vita condivisa”.

Per le coppie di fatto questa decisione è un ulteriore passo avanti, un segnale di rispetto e di riconoscimento, un invito a considerare la convivenza non come una scelta “minore”, ma come una forma piena e legittima di vita familiare.

il diritto, quando vuole, sa essere uno strumento di libertà e non un ostacolo.

Francesco Paolo Cinquemani

*avvocato

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