La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 2968 del 10 febbraio 2026, ha stabilito che la firma sul consenso informato non esclude la responsabilità del medico o della struttura quando la scelta terapeutica è clinicamente inadeguata; la documentazione informativa deve essere concreta, specifica e dimostrabile. Se avete subito un danno sanitario, è fondamentale valutare sia la completezza dell’informazione sia la congruità della terapia adottata.
Contesto e principio giuridico
La Suprema Corte ha ribadito un principio essenziale: il consenso informato non può sanare una scelta terapeutica erronea, poiché il paziente, per quanto informato, non è equiparabile al medico nelle valutazioni tecnico‑scientifiche. Nel caso esaminato la Corte ha rilevato che, oltre a una documentazione informativa generica, la terapia applicata non corrispondeva a quella indicata dalle buone pratiche per il quadro clinico del paziente.
“La sottoscrizione del consenso informato non libera il medico o la struttura dalla responsabilità quando la scelta terapeutica è clinicamente inadeguata; il paziente non può sostituirsi al medico nelle valutazioni tecnico‑scientifiche e l’onere probatorio sull’adeguatezza dell’informazione grava sulla struttura sanitaria.”
Questa affermazione sintetizza il nucleo della decisione e la sua portata pratica.
Implicazioni pratiche per il paziente e per il medico
- Per il paziente: la firma sul modulo non è una rinuncia preventiva a ogni tutela; se la terapia è inadeguata, può sorgere responsabilità medica anche in presenza di consenso firmato.
- Per il medico e la struttura: è obbligatorio fornire informazioni specifiche, documentabili e riferite al caso concreto, nonché motivare la scelta terapeutica in coerenza con linee guida e prassi. La mera consegna di moduli generici o spiegazioni verbali non è sufficiente.
Come valutare un possibile caso di responsabilità sanitaria
- Documentazione informativa: esaminare il contenuto del consenso, la presenza di alternative terapeutiche e le indicazioni sui controlli successivi.
- Congruità terapeutica: verificare se la terapia adottata era conforme alle linee guida e alle buone pratiche per il quadro clinico, soprattutto al caso specifico.
- Onere della prova: ricordare che la struttura deve dimostrare la completezza dell’informazione e l’adeguatezza della terapia; in assenza di prove, la posizione del paziente si rafforza.
Consigli pratici
- Conservate tutta la documentazione (moduli, referti, relazioni, comunicazioni scritte).
- Annotate date e contenuti di colloqui e spiegazioni ricevute.
Conclusione
L’ordinanza n. 2968/2026 riafferma che autodeterminazione del paziente e responsabilità professionale sono due profili distinti ma interconnessi: il consenso è necessario ma non sufficiente a escludere la responsabilità per scelte terapeutiche inadeguate.
Se ritenete di aver subito un danno sanitario o volete una verifica preventiva della documentazione ricevuta, il mio studio è a disposizione per una consulenza mirata: valuteremo insieme la documentazione, la congruità terapeutica e le possibili azioni legali per tutelare i vostri diritti.
Francesco Paolo Cinquemani
*avvocato
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