Il Decreto‑legge del 18 marzo 2026 ha introdotto una riduzione delle accise pari a circa 24–25 centesimi al litro per 20 giorni.
Dalle dichiarazioni che il governo ha rilasciato in merito, mi viene in mente un trucco da strada che al Sud conosciamo bene: il gioco delle tre carte. Tutto è costruito per guidare lo sguardo dove conviene, mentre la mano che conta davvero resta nascosta. Quando ci si accorge dell’inganno, la partita è già chiusa.
Il Governo ha messo in primo piano lo sconto immediato alla stazione di servizio, efficace sul piano comunicativo mentre la mano nascosta ha spostato risorse dai capitoli di spesa pubblica.
È proprio così, il Decreto‑legge 18 marzo 2026, n. 33 è chiaro nella finalità d’urgenza, ma l’Allegato finanziario mostra che la copertura è ottenuta con riduzioni sugli stanziamenti ministeriali.
Profilo tecnico e impatto concreto
– Durata della misura è di 20 giorni; effetto stimato €0,244/litro (circa 24–25 cent).
– Le coperture totale ammontano a €527,4 milioni per il 2026; (Salute – €86M e Infrastrutture/Trasporti – €96,5M)
– La parte restante della copertura proviene da riduzioni minori ma diffuse su altri ministeri, tra cui:
- Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF)
- Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT)
- Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE)
- Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (MASAF)
Queste voci risultano dall’analisi dell’Allegato 1 pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Dal punto di vista giuridico, la scelta di finanziare con tagli lineari solleva tre criticità: (1) rischio di impoverimento strutturale di servizi essenziali; (2) inefficacia redistributiva (aiuto generalizzato anziché mirato); (3) possibile contenzioso politico‑amministrativo sulla congruità delle coperture rispetto ai diritti fondamentali alla salute e alle infrastrutture.
Era davvero inevitabile puntare su uno sconto generalizzato al distributore di carburanti, breve e indistinto, finanziato attraverso tagli alla spesa pubblica? Non esistevano forse alternative più mirate, capaci di sostenere i nuclei a basso reddito o i settori maggiormente esposti ai rincari energetici, senza intaccare i capitoli della sanità e dei trasporti?
Strumenti come una social card selettiva, crediti d’imposta settoriali o un prelievo temporaneo sugli extraprofitti energetici avrebbero potuto garantire un impatto redistributivo più equo e strutturalmente sostenibile? La scelta operata con il Decreto‑legge 18 marzo 2026, n. 33, invece, ha privilegiato l’effetto immediato e comunicativo, scaricando il costo dell’operazione su risorse destinate a servizi pubblici essenziali.
Rischi e trade‑off
- Effetto temporaneo: lo sconto garantisce un sollievo immediato ai consumatori, ma dura poche settimane; quando finirà, i prezzi risaliranno mentre i tagli ai capitoli di spesa pubblica resteranno.
- Scarsa equità: la misura generalizzata premia chi consuma di più, a prescindere dal reddito, e offre un beneficio limitato ai nuclei più fragili.
- Ricadute sui servizi: finanziare lo sconto con riduzioni diffuse degli stanziamenti può tradursi in ritardi nella sanità e nelle infrastrutture, con costi sociali che emergeranno solo nel tempo.
Conclusioni
Queste scelte politiche non sono misure di tutela della collettività ma gesti di facciata pensati per ottenere visibilità immediata. Ridurre temporaneamente le accise per venti giorni produce un effetto mediatico e un sollievo momentaneo al distributore, ma non risolve i problemi strutturali dei costi energetici né protegge chi è più vulnerabile. Nel frattempo, le risorse sottratte alla Salute e alle Infrastrutture vengono effettivamente compromesse: si tratta di capitoli che finanziano prestazioni, investimenti e servizi la cui interruzione o riduzione si traduce in ritardi, liste d’attesa più lunghe e peggioramento dell’assistenza.
Il Parlamento, nell’esercizio delle sue funzioni di indirizzo e controllo politico, ai sensi degli articoli 70 e 81 della Costituzione, e la Corte dei conti, quale organo costituzionalmente preposto al controllo della finanza pubblica ai sensi dell’articolo 100, secondo comma, della Costituzione, hanno il dovere di verificare l’effettiva destinazione delle risorse pubbliche e di segnalare tempestivamente eventuali criticità, affinché siano adottate misure correttive idonee a ripristinare i finanziamenti essenziali e a garantire il rispetto degli equilibri di bilancio e dei diritti fondamentali.
I cittadini meritano trasparenza, priorità ai servizi fondamentali e politiche che affrontino le disuguaglianze, non trucchi mediatici che lasciano dietro di sé costi sociali concreti.
Francesco Paolo Cinquemani
*avvocato
