L’immigrazione, e la “fisica-sociale”.

L’immigrazione, e la “fisica-sociale”.

 

Valerio Rossi Albertini è un fisico del Cnr (Consiglio nazionale ricerche) che spesso appare in varie trasmissioni Tv per spiegare fenomeni fisici (o giù o su di lì). Diciamo una specie di Piero Angela. Durante una di queste apparizioni, mentre tentava di spiegare un fenomeno fisico, mi è venuta una…”illuminazione”. Tentare di spiegare un fenomeno sociale come se fosse un fenomeno fisico.

Mi spiego meglio. Se prendete un bicchiere con acqua e mettete dentro il medesimo un cucchiaino di zucchero, lo zucchero, dopo opportuno rimescolamento, si scioglierà e scomparirà alla vista. Questo fenomeno fisico si chiama solubilità. Cioè la capacità di una sostanza di sciogliersi in un liquido, che si chiama solvente.

Se invece, ponete in un bicchiere d’acqua, un cucchiaino di sabbia: la sabbia, per quanto possiate rimescolare, non si scioglierà mai.

I casi sopra detti, sono un fenomeno fisico, e non sono né di destra né di sinistra. È un fatto oggettivo del tutto naturale. Bene. In Italia, ma più in generale, nell’Occidente collettivo, da molti anni c’è una incessante immigrazione di persone che vengono da altri paesi, con usi e costumi diversi.

Ci sono immigrati/persone che sono come lo “zucchero”, e che riescono a sciogliersi nel Paese di arrivo (l’acqua); ci sono invece immigrati/persone che sono come la “sabbia” e per quanto tu possa tentare di “rimescolare” l’acqua del paese di arrivo, le loro tradizioni sono inscalfibili, nemmeno di fronte al codice penale.

Ecco, il problema dell’immigrazione è un fenomeno anche fisico/sociale. Non mi voglio addentrare sulle nazionalità e/o religioni, ma è doveroso porsi una domanda: quanto zucchero (o sabbia) si ha il diritto (o dovere) di riversare nel paese di arrivo (l’acqua)?

Ma soprattutto, chi ha titolo a decidere ciò? E a quali interessi si deve dare priorità? Alle imprese che cercano manodopera a basso costo (zucchero o sabbia che sia), oppure al cittadino italiano (il bicchiere d’acqua), che ha il sacrosanto diritto di vivere serenamente la sua quotidianità?

Purtroppo gli usi e costumi che questa immigrazione porta inevitabilmente con sé, alle volte impatta traumaticamente con la quotidianità dei cittadini italiani, e la cronaca, ci porta a conoscenza di  femminicidi e maltrattamenti alle donne, che nei paesi di provenienza sono “normali”. Tralascio altre considerazioni per non dilungarmi. E’ il concetto che cerco di illustrare acriticamente.

Ecco, se fossimo un paese serio, si dovrebbe dibattere su queste cose in modo costruttivo. Invece molti e soliti politici faziosi, dalla “interessata” lacrima facile, ci mettono davanti agli occhi lo specchietto per le allodole dell’immigrato piangente sulla spiaggia di arrivo, ecc… Poi che sia zucchero o sabbia, al politico non gliene frega nulla, l’importante che sia manodopera per “l’impresa”.

I “cocci” (rapine, scippi, violenza e aggressioni gratuite), invece, sono dei cittadini per bene, che ogni giorno si trovano per le strade una varia umanità di persone per lo più represse sulla propria identità e/o realizzazione personale, e che, come dicevo sopra: fanno danno.

Tutti ricordano il ragazzo di origini straniere, ma laureato e “cittadino italiano” di seconda generazione, che arrivò ad investire delle persone inermi per strada, perché si sentiva discriminato e non trovava lavoro.

Non mi pare che un ragazzo italiano doc abbia mai reagito in questo modo. Quando non trova lavoro espatria all’estero. Punto.

Ripeto, non è una questione di destra o sinistra (chi era costei?): è una questione oggettivamente insuperabile. Punto. Ma non c’è sordo di chi non vuol sentire.

Lo capiranno mai i politici italiani? Siano essi di destra, di sinistra, di sopra, di sotto, o sottoscala?

Ah! Signora mia, io non credo proprio.

Massimo Piccolo

 

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