ISOLA DEL GRAN SASSO – Non è stato solo un concerto, ma un’esperienza collettiva, quasi un rito civile. Con “Materiale di risulta”, album d’esordio del collettivo teramano O.Re.Cu.Pe. (Officina di Resistenza Culturale Permanente), la musica si fa strumento di indagine sociale e, soprattutto, di consapevolezza.
Dopo oltre quindici anni di attività sul territorio, la band porta a compimento un percorso artistico e umano che affonda le radici nella riflessione critica sul presente. La presentazione ufficiale, ospitata al Nido del Focolare di Cerchiara, ha riunito centinaia di persone, trasformando l’evento in un momento di ascolto, confronto e partecipazione.
Un suono che racconta, non intrattiene
Sul palco, la formazione composta da Pasquale Pichinelli (voce), Enrico Benetel (chitarra), Danilo Clamoroso (tastiere), Ismaele Vicentini (basso) e Remo Di Paolo (batteria), insieme agli ospiti Christian Ridolfi, Francesco Mascitti e Sergio Fabri, ha costruito un percorso musicale capace di fondere parola e suono in un racconto coerente e incisivo.
I brani non cercano evasione, ma contatto diretto con la realtà. Guerra, ambiente, disuguaglianze, amore e marginalità diventano materia viva, trasformata in musica attraverso i testi di Luca Varrassi, che si muovono tra denuncia e poesia.
Le “macerie” della contemporaneità
Il titolo dell’album non è casuale. “Materiale di risulta” richiama ciò che resta ai margini: scarti, residui, frammenti considerati inutili in una società che impone velocità e performance.
Ed è proprio lì che le O.Re.Cu.Pe. scelgono di guardare. Non al centro, ma ai bordi. Non a ciò che funziona, ma a ciò che resta indietro.
L’album – composto da dieci tracce – diventa così un attraversamento delle contraddizioni contemporanee, una narrazione che smonta le illusioni dell’individualismo per riportare al centro ciò che viene escluso.
“Questione di fortuna”: la riflessione oltre la musica
A rendere ancora più potente il messaggio è stato il momento di confronto che ha preceduto il concerto, con la tavola rotonda “Questione di fortuna, di storia e di geografia”.
Le testimonianze di chi ha vissuto in prima linea i contesti di guerra – dalla Siria allo Yemen, fino a Gaza – hanno restituito un quadro concreto e profondamente drammatico, riportando al centro una verità tanto semplice quanto scomoda: il benessere non è sempre il risultato di un percorso meritocratico, ma spesso dipende da una condizione casuale, legata al luogo in cui si nasce.
A offrire uno sguardo diretto su queste realtà è stata la dottoressa Martina Paesani, caposala del 118 di Teramo e collaboratrice di Medici Senza Frontiere, che ha raccontato le sue esperienze nei teatri di crisi internazionale, annunciando inoltre una prossima missione di due mesi in Sudan.
Accanto a lei, Sergio D’Ascenzo, infermiere del 118 in pensione e presidente dell’associazione Kerjgma di Isola del Gran Sasso, ha condiviso le sue esperienze nei viaggi di solidarietà in Moldavia e Ucraina, offrendo un’ulteriore testimonianza dell’impegno umanitario nei contesti più fragili.
Un pensiero che attraversa anche l’album, dove i diritti vengono riletti come privilegi quando non sono universalmente garantiti.
Canzoni che non consolano
Le canzoni di “Materiale di risulta” non cercano di rassicurare.
Sono brani che “inciampano” nella realtà, che mettono in discussione, che costringono a uno sguardo meno superficiale. Anche quando parlano d’amore, lo fanno spostando il punto di vista: non l’immagine romantica, ma il contesto che la circonda, spesso fragile e compromesso.
È una musica che crea uno scarto: prima avvicina, poi destabilizza. Prima emoziona, poi interroga.
Una comunità che si riconosce
Il senso più profondo del progetto emerge però nella dimensione collettiva.
Non solo una band, ma un laboratorio culturale che da anni lavora per costruire spazi di confronto e consapevolezza. La serata si è chiusa infatti con un momento conviviale, a conferma di una visione che mette al centro la comunità.
Perché, come suggerisce il gruppo, è proprio nella condivisione che si rompe l’indifferenza.
Un debutto che è anche una dichiarazione
“Materiale di risulta” non è semplicemente un primo album. È una dichiarazione di intenti.
Un lavoro che rifiuta la superficialità e sceglie di stare dentro le contraddizioni del presente, senza semplificarle.
In un panorama spesso orientato all’intrattenimento, le O.Re.Cu.Pe. propongono qualcosa di diverso: una musica che non accompagna, ma accompagna dentro. Che non distrae, ma restituisce complessità. E forse è proprio questo il suo valore più radicale.
La band vi aspetta a San Agostino di Basciano in Abruzzo il giorno di Pasquetta.
