Ci sono luoghi che, più di altri, amplificano il valore delle parole. E quando la cultura entra nelle istituzioni, il dialogo si fa ancora più necessario, urgente, contemporaneo. È quanto accaduto il 5 maggio, nella prestigiosa Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica, dove è stato presentato il romanzo “L’enigma di Patmos e la Nuova Era della Terra” di Francesco Venerando Mantegna, su iniziativa del senatore Salvatore Sallemi.
Un incontro che ha saputo andare oltre la semplice presentazione editoriale, trasformandosi in un momento di riflessione collettiva sul presente e, soprattutto, sul futuro.
Ho avuto l’onore di guidare il confronto, introdurre e coordinare gli interventi degli ospiti, dando voce a un dialogo multidisciplinare e fortemente attuale. Accanto al senatore Sallemi, sono intervenuti il prof. Giuseppe Limone, ordinario di filosofia della politica e del diritto, l’avv. Maria Lufrano, presidente di ANAS Regione Lazio APS, e l’avv. Angelo Caliendo, componente del Consiglio Direttivo di Eurispes.
Al centro dell’attenzione, il romanzo di Mantegna, architetto e presidente dell’Associazione internazionale “Conferenza Mediterranea”, già esperto tecnico-scientifico del Ministero dell’Università e della Ricerca. Un’opera complessa, stratificata, capace di intrecciare diversi livelli narrativi — storico, filosofico, teologico e simbolico — restituendo al lettore una visione ampia e articolata del mondo contemporaneo.
Ad aprire i lavori è stato il senatore Sallemi, che ha sottolineato il valore dell’opera in relazione all’attualità, evidenziando come il romanzo si inserisca in un contesto globale segnato da tensioni e conflitti. Un parallelismo che ha reso ancora più significativa la scelta di presentare il libro proprio in Senato, luogo simbolico della democrazia e del dialogo.
Il professor Limone ha offerto una lettura intensa e profonda del testo, definendolo un’opera capace di superare i confini dei generi, grazie alla sua natura ibrida e alla forte componente utopica. Un romanzo che non si limita a raccontare, ma che interroga il destino dell’umanità, mettendo al centro il confronto eterno tra bene e male, con uno sguardo che si proietta oltre il presente.
Un’analisi condivisa anche dall’avvocato Maria Lufrano, che ha posto l’accento su un elemento fondamentale: la necessità di riportare l’amore al centro dei valori collettivi, come fondamento per ricostruire una società oggi segnata da fragilità e disorientamento.
Con una riflessione ho richiamato il pensiero freudiano, sottolineando l’urgenza di ripartire da Eros e non da Thanatos, ovvero da una spinta vitale e costruttiva capace di generare un nuovo modello di convivenza, più equo e solidale.
L’intervento dell’avvocato Caliendo ha invece evidenziato la capacità del romanzo di coniugare chiarezza narrativa e profondità tematica, soffermandosi sulla dimensione profetica dell’opera e sul contesto globale attuale, segnato da una crisi della governance sistemica. Una crisi che, secondo Caliendo, può essere affrontata solo attraverso un approccio interdisciplinare, fondato su responsabilità e visione condivisa.
A chiudere l’incontro, l’autore Francesco Venerando Mantegna, che ha illustrato la struttura narrativa del romanzo, articolata su più scenari: la guerra come manifestazione del conflitto tra bene e male, l’amore nelle sue diverse forme — romantico e spirituale — e la costruzione di una nuova società ispirata al pianeta Arthoes, simbolo di armonia e convivenza.
Un’utopia che, nelle parole dell’autore, non è irraggiungibile, ma rappresenta una possibilità concreta: una visione di felicità intesa come equilibrio collettivo, come “stare bene insieme”.
Un messaggio ribadito anche dal professor Limone, che ha invitato a un risveglio delle coscienze e a una rinnovata cittadinanza attiva, capace di contrastare le derive distruttive del presente. Il bene comune, come già teorizzato da Platone, torna così a essere il punto di riferimento imprescindibile per la politica e per la società.
“L’enigma di Patmos e la Nuova Era della Terra” si configura quindi non solo come un romanzo, ma come una riflessione aperta sul nostro tempo, un invito a ripensare il mondo a partire dai valori fondamentali.
Un’opera che parla anche ai più giovani, chiamati oggi più che mai a costruire una nuova visione del futuro, fondata sull’amore universale e sulla possibilità concreta di una pace condivisa.
