Mai arrendersi di Antonio Pio Pinto

Mai arrendersi di Antonio Pio Pinto

Ci sono libri che raccontano una storia e libri che, pagina dopo pagina, diventano una dichiarazione di esistenza. Mai arrendersi, racconto autobiografico di Antonio Pio Pinto, appartiene a questa seconda categoria. Fin dalle prime pagine l’autore chiarisce di non considerarsi un eroe né una persona destinata a compiere imprese straordinarie: vuole semplicemente raccontare la propria vita, ricomponendone ricordi e frammenti attraverso la scrittura.

È proprio questa semplicità a rappresentare uno degli elementi più autentici del libro. Antonio ripercorre la propria storia senza costruire un’immagine idealizzata di sé. Racconta le difficoltà iniziate fin dalla nascita, i problemi motori, la lunga riabilitazione, le sedute di logopedia, la scuola, le amicizie, le marachelle, i ricoveri e le paure, ma anche i momenti di felicità e quella quotidianità che, nella sua narrazione, assume un valore particolare.

“Mai arrendersi” non è soltanto un titolo: è il filo che attraversa l’intero racconto. Le difficoltà non vengono negate né trasformate artificialmente in qualcosa di positivo. Antonio le attraversa, a volte con rabbia, altre con ironia, altre ancora mostrando tutta la propria fragilità. Arriva persino a raccontare un periodo nel quale sente di avvicinarsi alla depressione e confida al proprio professore il peso delle giornate trascorse in casa. È un passaggio importante perché restituisce alla testimonianza la sua dimensione più umana: la forza non consiste nel non conoscere momenti di cedimento, ma nel continuare a cercare qualcosa capace di riaccendere il desiderio.

Fondamentale è la presenza degli altri. La famiglia, gli insegnanti, i compagni e le persone incontrate lungo il percorso compongono una rete di relazioni nella quale emerge soprattutto il valore dell’accompagnamento. Particolarmente significativo è il rapporto con il professore Antonio, che ascolta il suo disagio, lo incoraggia a coltivare nuovi interessi e, soprattutto, lo aiuta a trasformare quello che Antonio definisce il proprio “sogno nel cassetto” – scrivere un libro sulla sua vita – in un progetto concreto.

Ed è forse qui che il libro trova la sua immagine più bella: la scrittura come possibilità di mettere ordine nella propria storia. Raccontarsi significa tornare sui ricordi, comprenderli e dare loro una forma. Lo stesso Antonio riconosce che questo lavoro gli permette di fare ordine nelle cose accadute e di scoprire quanto scrivere possa essere più difficile del parlare.

Lo stile è diretto, spontaneo, privo di artifici. Ed è coerente con la natura del testo: non cerca la perfezione letteraria, cerca la verità di una voce. Anche gli episodi apparentemente più piccoli – una festa di compleanno, una bicicletta, una vacanza, una giornata di scuola – diventano tasselli attraverso i quali si costruisce l’identità di un ragazzo che desidera soprattutto conquistare autonomia, libertà e felicità. Non a caso, parlando dei propri ideali, Antonio li identifica nel lottare ogni giorno contro le difficoltà della vita per essere libero di raggiungere la felicità.

Mai arrendersi lascia quindi un messaggio semplice, ma tutt’altro che banale: una persona non coincide con le proprie difficoltà. È anche ciò che desidera, ciò che ama, le relazioni che costruisce e la capacità di immaginare per sé qualcosa che ancora non esiste.

Antonio Pio Pinto ha realizzato il sogno che racconta all’inizio del libro: scrivere la propria storia. E forse il significato più profondo di queste pagine è proprio questo: non sempre possiamo scegliere gli ostacoli che incontriamo, ma possiamo continuare a scegliere la direzione verso cui andare.

Perché arrendersi significa lasciare che siano le difficoltà a scrivere la nostra storia. Continuare, invece, significa riprendere la penna.

 

Ufficio stampa P.R. & Editoria

di Lisa Di Giovanni

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