I bambini crescono in una società che li guarda solo quando fanno rumore, come se ciò che mostrassero, fosse tutto ciò che possiedono; pertanto, il fuori diventa misura, il dentro scompare. Essendo dotati di un pensiero divergente, nonchè sensibili agli stati d’animo, in pochi, vedono che è proprio lì, nel loro spazio invisibile che prende forma l’identità che li caratterizza ora e che gli apparterrà domani. Le loro manifestazioni dipendono dal cuore e dalle competenze di chi li accompagna. Prima di ipotizzare un disturbo, occorre verificare che il contesto in cui crescono sia coerente con i requisiti di sicurezza emotiva, regolazione e accesso all’apprendimento, a casa, a scuola e negli spazi sociali. Non è un’opinione: è un principio consolidato nelle neuroscienze dello sviluppo e nella psicologia dell’educazione. I bambini non sono artisti da correggere: sono esploratori da non fermare, cercando di salvaguardare la perdita dell’interiorità e dell’autenticità. Il clima emotivo non è solo un dettaglio, è un terreno su cui cresce tutto il resto perché le difficoltà educative, spesso, riguardano le relazioni. Per evitare di etichettare prematuramente, è opportuno osservare, prevenire e intervenire. Ogni difficoltà merita di essere accolta, sostenuta e approfondita nel modo giusto: “prudenza diagnostica”. Compito dell’adulto di riferimento è ascoltare anche le sensazioni che i bambini non riescono ancora a esprimere. Per costruire una percezione del sè positiva efficace e non sempre efficiente, occorre, senza standardizzare, prestare attenzione alla loro vulnerabilità con prudenza, proporzionalità e rispetto dei tempi evolutivi: l’intelligenza emotiva!
di Rosanna Travascia

(Un albero delle emozioni: ogni colore rappresenta un sentimento da riconoscere e accogliere. Il cuore, il libro e i bambini in ascolto simboleggiano empatia, conoscenza e crescita insieme)
