L’8 aprile 2026, in Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza SARS‑CoV‑2, l’associazione ContiamoCi rappresentata dal Presidente il medico radiologo Dr. Giacomini e dal Vice Presidente, il professor Cosentino, medico, ricercatore e docente universitario di farmacologia segna un punto di non ritorno nel dibattito pubblico. Non perché introduca elementi “nuovi”, ma perché porta agli atti parlamentari ciò che per anni è rimasto confinato tra pubblicazioni scientifiche, circolari ministeriali e segnalazioni di farmacovigilanza. Ha portato in aula qualcosa che, per stile e contenuti, assomiglia più a un atto istruttorio che mette in fila — con rigore documentale e linguaggio tecnico — le contraddizioni tra ciò che lo Stato sapeva e ciò che lo Stato comunicava. Ed è questo, più di ogni altra cosa, a rendere l’audizione politicamente esplosiva.
ContiamoCi ha cristallizzato la propria posizione in quattro quesiti che diventano la spina dorsale politico – scientifica dell’audizione che costringono la Commissione a rivedere l’intero impianto decisionale del triennio pandemico.
- Perché la comunicazione pubblica ha presentato i vaccini come privi di rischi significativi mentre gli atti tecnici riconoscevano l’esistenza di effetti avversi?
- Su quali basi scientifiche solide si fondava la raccomandazione della vaccinazione eterologa nei soggetti che avevano già manifestato effetti avversi?
- Perché la risposta immunitaria naturale non è stata presa in considerazione nelle scelte di sanità pubblica?
- Quale ruolo hanno avuto gli enti regolatori nella verifica indipendente dei dati forniti dalle aziende farmaceutiche?
Il presidente Giacomini richiama la circolare 35/2021 del Ministero della Salute sulle esenzioni dalla vaccinazione, sostenendo che quel testo dimostrerebbe che “già nell’estate del 2021 le istituzioni italiane erano consapevoli dell’esistenza di possibili effetti avversi associati alla vaccinazione”, inclusi trombosi, sindrome di Guillain‑Barré, miocarditi e pericarditi.
La tesi è chiara: mentre i documenti tecnici ammettevano rischi non banali, la comunicazione pubblica—politica, mediatica, istituzionale—avrebbe continuato a presentare i vaccini come sostanzialmente “sicuri e senza alternative”, comprimendo di fatto il consenso informato e la possibilità di una valutazione individualizzata del rischio.
L’intervento del professor Cosentino in Commissione è perfettamente allineato con il lavoro pubblicato sull’International Journal of Molecular Sciences, in quel testo gli autori scrivono:
“Qui riassumiamo e discutiamo le prove disponibili che indicano che i vaccini a mRNA COVID‑19 sono dei farmaci e non dei vaccini convenzionali, poiché non contengono antigeni ma un mRNA attivo della proteina S di SARS‑CoV‑2, che rappresenta allo stesso tempo un principio attivo di per sé e un profarmaco…”
E ancora:
“Solo un’accurata caratterizzazione dei vaccini a mRNA COVID‑19 come farmaci garantirà un uso sicuro, razionale e individualizzato di questi prodotti.”
“Troppa spike, per troppo tempo, nel posto sbagliato”
Uno dei passaggi più salienti dell’audizione, è la chiave interpretativa degli eventi avversi:
“Una spiegazione importante degli effetti avversi a seguito della vaccinazione COVID‑19 potrebbe benissimo essere che i vaccini a mRNA inducano in determinati individui un’eccessiva produzione di proteina S, per troppo tempo e/o in tessuti e organi inappropriati…”
Il Dr. Cosentino richiama in Commissione gli studi che documentano:
- Circolazione della proteina spike indotta dal vaccino nel sangue fino a due settimane dopo l’iniezione, con livelli che in alcuni casi arrivano a 10 ng/mL, quasi 100 volte superiori a quelli inizialmente riportati.
- Persistenza di mRNA vaccinale e proteina S nei linfonodi ascellari fino a 60 giorni dopo la seconda dose.
- Rilevazione di proteina S in tessuti sensibili (miocardio, cute, monociti circolanti) in pazienti con miocarditi, PASC‑like post‑vaccino, riattivazioni virali.
Il messaggio politico‑scientifico che arriva in Commissione è netto: non si può più sostenere che il prodotto resti “nel deltoide” e che la spike resti “ancorata alla membrana”. La biodistribuzione sistemica e la persistenza temporale, secondo ContiamoCi, erano elementi già emergenti in letteratura mentre la comunicazione pubblica continuava a rassicurare in senso opposto.
Regolatori, farmacovigilanza e “narrazione unica”
ContiamoCi accusa EMA, AIFA e Ministero di aver privilegiato una narrazione rassicurante, ignorando:
- la farmacologia completa della spike (ACE2, CD147, TLR2/4, ERα);
- la biodistribuzione sistemica;
- la persistenza temporale;
- i segnali di rischio emergenti.
Il documento parla di “narrazione unica” e di una farmacovigilanza passiva, incapace di cogliere tempestivamente i segnali.
L’intervento di ContiamoCi non chiude il dibattito: lo riapre su basi nuove.
Non più “vaccini sì/vaccini no”, ma:
- Che prodotto è stato autorizzato?
- Con quali studi?
- Con quali omissioni?
- Con quale comunicazione ai cittadini?
- Con quale tutela del consenso informato?
La Commissione ora ha un compito chiaro:
verificare se tra il 2020 e il 2022 sia stata condotta una valutazione completa, rigorosa e non selettiva dei vaccini a mRNA.
Conclusioni
L’audizione di ContiamoCi non chiude il dibattito—lo sposta. Non è più solo la questione “vaccini sì/vaccini no”, ma “quale prodotto, con quale farmacologia, valutato con quali regole, comunicato in che modo ai cittadini”.
ContiamoCi con il suo intervento fornisce la cornice tecnico‑scientifica: i vaccini a mRNA come farmaci/profarmaci, la spike come principio attivo con bersagli multipli e potenziali effetti avversi legati a quantità, durata e sede di espressione. L’intervento in Commissione traduce questa cornice in quattro domande politiche precise, che chiamano in causa responsabilità istituzionali, regolatorie e comunicative.
In sintesi, ContiamoCi chiede alla Commissione di fare ciò che, a suo giudizio, non è stato fatto tra il 2020 e il 2022: una valutazione completa, rigorosa e non selettiva degli effetti dei vaccini a mRNA, “compresi quelli fin troppo marginalizzati nel dibattito pubblico”.
Francesco Paolo Cinquemani
*avvocato
