COMILVA davanti alla Commissione Covid: “Omissioni gravissime su vaccini, consenso informato e silenzi istituzionali”

COMILVA davanti alla Commissione Covid: “Omissioni gravissime su vaccini, consenso informato e silenzi istituzionali”

L’audizione di COMILVA del 14 aprile 2026 presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza SARS‑CoV‑2 ha avuto il merito di riportare al centro del dibattito pubblico un tema che, per anni, è stato scientemente rimosso: la veridicità, completezza e correttezza dell’informazione istituzionale fornita ai cittadini durante la campagna vaccinale.

L’intervento dell’associazione Comilva non si è limitato a una critica politica: ha ricostruito, con documenti ufficiali alla mano, le distorsioni semantiche, le omissioni regolatorie e le discrasie tra evidenze scientifiche e comunicazione pubblica che hanno inciso sul diritto fondamentale all’autodeterminazione sanitaria.

L’inganno semantico: quando “vaccino anti‑Covid” non significava ciò che si lasciava intendere

Comilva ha mostrato come, sin dall’avvio della campagna vaccinale, il Ministero della Salute abbia adottato una comunicazione che non distingueva tra l’attenuazione della malattia e prevenzione dell’infezione, generando un equivoco che ha condizionato il consenso informato.

Nel documento si legge che il modulo italiano definiva il prodotto come “vaccino contro il COVID‑19”, presentandolo come strumento che “previene la malattia COVID‑19”, senza chiarire che non esistevano dati sulla capacità di prevenire la trasmissione.

Questa omissione è stata smentita dagli stessi enti regolatori:

  • Negli EPAR del 2020/2021 era scritto che l’efficacia di questi farmaci è stata valutata nel corso degli studi clinici che hanno permesso l’immissione al commercio condizionata (CMA) in base all’endpoint primario “riduzione della malattia sintomatica” omettendo ogni valutazione accurata in termini di immunità neutralizzante e alcuna valutazione in termini di immunità sterilizzante, ovvero circa la capacità di prevenire l’infezione e fermare la trasmissione del contagio.
  • Pfizer, tramite la dirigente Janine Small, aveva ammesso già nel 2022 che il vaccino “non è stato testato per prevenire l’infezione”.
  • EMA, in una lettera del 18 ottobre 2023, ha dichiarato: “COVID‑19 vaccines have not been authorised for preventing transmission… The indications are for protecting the vaccinated individuals only.”

Inoltre, la comparazione internazionale esposta da Comilva è impietosa: mentre USA, Germania e UK esplicitavano che i vaccini limitavano i sintomi gravi della malattia e non prevenivano l’infezione e nemmeno il contagio, mettendo in evidenza  limiti, incertezze e natura emergenziale dell’autorizzazione, l’Italia presentava il vaccino come approvato in via definitiva, senza menzionare l’autorizzazione condizionata.

Le comunicazioni istituzionali fallaci: il caso Draghi e il Green Pass

Comilva ha ricordato le parole pronunciate da Mario Draghi il 22 luglio 2021:

“Il Green Pass garantisce di trovarsi tra persone che non sono contagiose.”

Una dichiarazione smentita dai dati epidemiologici già disponibili all’epoca.

Il documento cita il celebre studio CDC sul focolaio di Barnstable County (luglio 2021), dove:

“circa il 74% dei casi erano di persone completamente vaccinate con 2 dosi di vaccino mRNA…”

E la stessa direttrice CDC, Rochelle Walensky, aveva ammesso pubblicamente:

“…what they can’t do anymore is prevent transmission.”

La distanza tra scienza e comunicazione istituzionale appare evidente.

Reazioni avverse: la distanza abissale tra RCT e farmacovigilanza italiana

Uno dei passaggi più forti dell’audizione riguarda la sottostima delle reazioni avverse.

COMILVA evidenzia che “nel Supplementary Appendix dell’RCT Moderna” sono riportate:

  • “Reazioni avverse gravi: 19,6% dei casi”
  • “Reazioni avverse sistemiche gravi: 15,6%”
  • “Qualsiasi reazione avversa: 93,1%”

A fronte di ciò, il Rapporto AIFA n. 12 (2022) riporta:

“18,1% di eventi avversi gravi ogni 100.000 dosi somministrate.”

COMILVA commenta:

“È palese l’enorme sottostima… quasi 980 volte in meno rispetto alla proiezione dei riscontri dell’RCT.”

Un divario che solleva interrogativi sulla reale capacità del sistema di farmacovigilanza passiva di intercettare gli eventi avversi.

Il cuore della questione: trasparenza, responsabilità e diritti costituzionali

L’intervento di Comilva non è un atto d’accusa generico: è una richiesta di verità istituzionale.

Tre sono i punti cardine:

  1. Il consenso informato è stato alterato da omissioni e comunicazioni fuorvianti.
  2. La farmacovigilanza non ha garantito un monitoraggio adeguato, impedendo una valutazione reale del rapporto rischio/beneficio.
  3. Le istituzioni hanno diffuso messaggi non supportati dai dati, influenzando scelte individuali e politiche restrittive.

In un Paese che fonda la propria legalità sull’art. 32 Cost., la trasparenza non è un optional: è un dovere.

Conclusione

L’audizione di COMILVA rappresenta un passaggio cruciale per la Commissione Covid.
Non si tratta di riaprire ferite, ma di ristabilire un principio fondamentale: la salute pubblica non può essere amministrata attraverso omissioni, slogan o semplificazioni.

La Commissione ha ora il compito di trasformare queste evidenze in responsabilità politica e istituzionale.

Francesco Paolo Cinquemani

*avvocato

Fonte: https://www.comilva.org/it/informazione/covid/audizione-alla-commissione-parlamentare-di-inchiesta-su-alterazione-del-consenso

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