Martedì 17 marzo 2026 l’Aula del II piano di Palazzo San Macuto ha ospitato l’audizione dei rappresentanti di CONDAV Odv (Coordinamento nazionale danneggiati da vaccino – Associazione di Volontariato) davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria legata alla diffusione del “virus SARS‑CoV‑2”.
L’audizione dell’associazione Condav ha messo in luce questioni che non possono essere archiviate come mere istanze di parte: si tratta di nodi procedurali, di tutela e di fiducia pubblica che richiedono risposte chiare e misure operative. L’intervento, ricco di testimonianze dirette e di proposte concrete, ha offerto alla Commissione elementi utili per ripensare percorsi di assistenza, valutazione e risarcimento per chi ritiene di aver subito un danno correlato a vaccinazione.
L’associazione ha innanzitutto richiamato l’attenzione sulla trasparenza informativa. Le testimonianze raccolte da Condav descrivono famiglie e persone che si sono trovate a navigare procedure complesse senza un punto di riferimento chiaro; questo deficit informativo alimenta sfiducia e isolamento.
La carenza di segnalazioni e di un sistema di farmacovigilanza efficiente si traduce in conseguenze concrete e facilmente comprensibili. Senza dati completi non è possibile identificare tempestivamente i segnali di rischio né riconoscere i profili di soggetti per i quali la vaccinazione presenta controindicazioni o richiede precauzioni particolari. Questo significa che persone con condizioni cliniche specifiche possono essere vaccinate senza che esistano linee guida aggiornate per escludere o proteggere quei casi, aumentando il rischio di danni evitabili. Inoltre, l’assenza di evidenze significative impedisce di aggiornare prontamente le raccomandazioni e le schede tecniche, ostacola la comunicazione trasparente verso i cittadini e rende più difficile offrire percorsi di assistenza e risarcimento chiari.
Come ho spiegato in precedenti articoli sul consenso informato, la chiarezza nella comunicazione non è un vezzo retorico ma una condizione necessaria per garantire il diritto all’informazione e alla scelta consapevole.
Altro tema centrale è stato il riconoscimento e il risarcimento. Condav ha denunciato ritardi e disomogeneità nelle pratiche amministrative e medico-legali: percorsi di accertamento lunghi, valutazioni non uniformi sul territorio e difficoltà nell’accesso a consulenze specialistiche. Le testimonianze emerse — casi individuali raccontati con dettagli clinici e sociali — hanno evidenziato come l’assenza di protocolli condivisi produca disparità di trattamento e, in alcuni casi, l’abbandono dei pazienti a percorsi di cura non integrati. Per un legale che assiste danneggiati, queste criticità non sono astratte, si traducono in ostacoli procedurali che compromettono il diritto al risarcimento e alla riabilitazione, danneggiando ancora di più chi è stato danneggiato dalle vaccinazioni anti-covid-19.
Le proposte avanzate da CONDAV vertono su — sportelli dedicati, linee guida nazionali per la gestione degli eventi avversi, protocolli di collaborazione tra istituzioni sanitarie e associazioni di pazienti — soluzioni che vanno nella direzione di un sistema che sappia rispondere in modo integrato e tempestivo. Da avvocato posso sostenere che promuovere tali percorsi significa ridurre il contenzioso e favorire soluzioni che tutelino la salute e la dignità delle persone.
Un altro punto saliente è la richiesta di raccolta dati sistematica e accessibile. Le segnalazioni spontanee e le testimonianze associative, per quanto preziose, non sostituiscono un sistema informativo nazionale che consenta analisi epidemiologiche rigorose e valutazioni medico-legali omogenee. Condav ha chiesto che i dati sugli eventi avversi siano raccolti, analizzati e resi disponibili in forma che permetta sia la ricerca scientifica sia la tutela giuridica dei cittadini. Questo passaggio è cruciale: senza dati affidabili, ogni decisione politica o giudiziaria rischia di poggiare su evidenze incomplete.
Le proposte operative presentate durante l’audizione non sono generiche richieste di attenzione: sono misure concrete e realizzabili. L’istituzione di sportelli territoriali dedicati, l’adozione di linee guida nazionali per la valutazione degli eventi avversi, la definizione di percorsi clinico-legali standardizzati e la promozione di tavoli di lavoro tra ministero, regioni, ordini professionali e associazioni di pazienti costituiscono un pacchetto coerente.
Conclusione
L’associazione ha sostenuto un audizione incentrata sulla tutela dei diritti delle persone che si ritengono danneggiate da vaccini, chiedendo maggiore trasparenza nelle procedure di segnalazione, diagnosi e risarcimento. Le testimonianze raccolte mettono in evidenza una verità semplice e scomoda: la tutela della salute pubblica non può prescindere dalla tutela individuale. Se lo Stato vuole mantenere la fiducia dei cittadini nelle politiche vaccinali e nella sanità pubblica, deve dimostrare che sa ascoltare, valutare e intervenire con procedure trasparenti, tempi certi e percorsi di cura integrati.
Da avvocato che ogni giorno si batte per i diritti dei cittadini, sostengo le proposte di Condav affinchè diventino norme e prassi operative: non più solo parole in Commissione, ma riforme concrete che garantiscano diritti, accelerino i percorsi di accertamento e offrano risposte tangibili alle persone che chiedono giustizia e assistenza.
L’auspicio è che la Commissione raccolga questo monito e avvii, senza indugi, i passaggi necessari per tradurre le proposte in atti concreti.
Francesco Paolo Cinquemani
*avvocato
