L’Associazione di Studi e Informazioni sulla Salute (ASSIS), guidata dal presidente il dott. Eugenio Serravalle, pediatra con lunga esperienza clinica, da anni è impegnata a svolgere attività di ricerca, divulgazione e formazione sui temi della pediatria, della farmacovigilanza e della valutazione del rischio nei minori, con particolare attenzione al rapporto tra interventi sanitari, evidenze scientifiche e tutela dell’infanzia.
L’audizione svolta da ASSIS in Commissione Covid, ha rappresentato uno dei momenti più lucidi e più scomodi dell’intero ciclo di lavori.
Non un intervento “contro” qualcosa, ma un richiamo rigoroso ai principi fondamentali della sanità pubblica: rapporto rischio‑beneficio, precauzione, proporzionalità, medicina basata sulle prove.
Principi che, come documentato da ASSIS, sono stati sistematicamente disattesi nelle decisioni che hanno riguardato i bambini.
Il dott. Serravalle ha aperto dichiarando di non avere «conflitti di interesse» e di attenersi esclusivamente al metodo scientifico. Una premessa che, alla luce dei dati presentati, assume il valore di un atto dovuto: perché ciò che emerge dall’audizione è un quadro che mette in discussione l’intera architettura della vaccinazione anti‑Covid in età pediatrica.
La promessa mancata: i vaccini non fermavano il contagio
ASSIS ha ricordato un fatto che oggi appare ovvio, ma che all’epoca fu scientemente ignorato: i vaccini non erano stati testati per prevenire la trasmissione.
Non si tratta di un’opinione, ma di un dato documentale: il foglietto illustrativo originale lo dichiarava chiaramente, e la rappresentante Pfizer Janine Small, al Parlamento europeo, rispose senza esitazioni: «No, non abbiamo testato la capacità di fermare il contagio».
Nonostante ciò, la comunicazione istituzionale, dal Governo ai vertici del CTS, costruì una narrazione opposta: vaccinare i bambini per “proteggere i nonni”, per “fermare il virus”, per “raggiungere l’immunità di gregge”.
Una narrazione che, alla luce dei dati presentati, appare oggi priva di fondamento scientifico.
È stato ricordato che già nell’estate 2021, con il focolaio di Provincetown, il 74% dei casi riguardava persone vaccinate, con cariche virali «comparabili o superiori» ai non vaccinati.
E la direttrice dei CDC, il 5 agosto 2021, dichiarò pubblicamente: «I nostri vaccini non possono più prevenire la trasmissione».
Nonostante ciò, in Italia la campagna pediatrica partì a fine 2021, quando questi dati erano già noti.
L’efficacia nei bambini: numeri che non tornano
ASSIS ha dedicato ampio spazio allo studio dell’Istituto Superiore di Sanità sull’efficacia del vaccino nei bambini 5–11 anni durante Omicron.
Secondo Serravalle, i dati sono stati sovrastimati e presentati in modo tale da attenuare il rapido declino dell’efficacia.
Il picco iniziale del 38,7% si riduceva in poche settimane al 21,2%, ma, come spiegato in audizione, tale valore finale è frutto di un intervallo temporale “allargato” che mescola settimane in cui l’efficacia era già diventata negativa.
Sono stati richiamati anche i bollettini ISS di marzo‑aprile 2022, secondo cui:
«la percentuale di casi tra i bambini vaccinati era già superiore ai casi tra i bambini non vaccinati».
Dati che, se letti senza filtri, avrebbero imposto una revisione immediata della strategia.
Miocarditi cliniche e subcliniche: il capitolo rimosso
Il punto più delicato dell’audizione riguarda la sicurezza.
ASSIS ha documentato come la miocardite, non rilevata negli studi preregistrativi, sia emersa solo dopo l’avvio della campagna, con incidenze significative soprattutto nei maschi adolescenti.
Gli studi citati indicano:
- 4–7 casi per 100.000 vaccinati con Pfizer;
- 9–28 casi per 100.000 con Moderna;
- uno studio su oltre un milione di adolescenti ha rilevato casi «solo nel gruppo dei vaccinati» e «nessun decesso correlato al Covid» nella stessa fascia d’età.
Ma il dato più inquietante riguarda la miocardite subclinica, che secondo studi thailandesi e statunitensi potrebbe interessare fino al 3% dei vaccinati.
È stato anche ricordato che la vigilanza passiva «sottostima di mille volte» gli eventi avversi e che la Commissione Medico‑Scientifica Indipendente aveva chiesto almeno troponina ed ECG post‑vaccinazione.
Richiesta rimasta senza risposta.
La mortalità in eccesso nei giovani: il dato che non si vuole vedere
L’ing. Stefano Albertini ha presentato i dati ISTAT aggiornati, che mostrano un eccesso di mortalità nel 2022 superiore alla media 2015–2019 e peggiorativo rispetto ai dati provvisori.
In alcune regioni, l’eccesso nella fascia giovanile è evidente, ma, come spiegato, rischia di essere “invisibile” se si utilizzano modelli statistici inadeguati.
Un tema che merita un approfondimento istituzionale serio, non la rimozione.
La lezione danese e la responsabilità italiana
ASSIS ha messo in evidenza come la Danimarca sia stato il primo Paese a sospendere la vaccinazione pediatrica, con una dichiarazione di rara onestà del direttore sanitario Brostrøm:
«Con le conoscenze di oggi non rifaremmo lo stesso».
La sequenza dei fatti consente di cogliere con maggiore chiarezza la differenza tra gli approcci adottati in Europa sugli stessi farmaci. La Danimarca fu tra i primi Paesi a rivedere pubblicamente la propria posizione: già nel settembre 2022 arrivarono le ammissioni sulla scelta compiuta in ambito pediatrico, con il riconoscimento che, alla luce delle conoscenze successive, quella strategia non sarebbe stata ripetuta. Si trattava di una presa d’atto rilevante, tanto più perché interveniva ben due anni prima della sospensione della campagna di vaccinazione pediatrica per i bambini sani.
In quello stesso quadro, la scelta danese non rimase isolata. Anche altri Paesi del Nord Europa, come Svezia, Norvegia e Finlandia, mantennero un’impostazione più prudente, evitando di estendere in modo generalizzato la vaccinazione a tutta la popolazione pediatrica. Il Regno Unito arrivò invece più tardi alla raccomandazione per i bambini e lo fece con un approccio assai più cauto e meno assertivo rispetto a quello seguito in Italia.
L’Italia, al contrario, avviò e sostenne la campagna pediatrica quando erano già disponibili elementi che indicavano l’incapacità dei vaccini di bloccare la trasmissione e la natura modesta e transitoria dell’efficacia nei bambini. Ricordiamoci che fu chiesto ai giovani di vaccinarsi per proteggere i nonni, premessa assente dall’origine della campagna vaccinale e successivamente dimostratasi inversa rispetto ai dati (i vaccinati si ammalavano di più e trasmettevano di più la malattia), scelte non basate sui dati scientifici.
Di fronte a questa sequenza di omissioni, ritardi e scelte non proporzionate, diventa inevitabile porsi una domanda di fondo: l’azione del Governo italiano fu realmente orientata, in via prioritaria, alla tutela della salute dei bambini, oppure finì per assecondare, consapevolmente o meno, interessi economici e finanziari riconducibili alle case farmaceutiche? Non si tratta di formulare accuse sommarie, ma di pretendere trasparenza su decisioni che hanno inciso sulla vita di milioni di minori sani, esposti a un intervento sanitario di massa in assenza di un beneficio individuale chiaramente dimostrato e in presenza di segnali di rischio che avrebbero imposto maggiore prudenza.
Conclusione
L’audizione di ASSIS non è un atto d’accusa: è un atto di responsabilità.
È il tentativo di riportare la discussione pubblica su un terreno che dovrebbe essere ovvio: quello della proporzionalità, della precauzione, della verità scientifica.
Il dott. Serravalle ha chiuso con parole che dovrebbero guidare ogni politica sanitaria:
«La medicina deve proteggere senza danneggiare.
Non esiste prevenzione senza proporzionalità,
non esiste sicurezza senza precauzione,
non dovrebbe più esistere una medicina senza prove scientifiche».
È un monito che la Commissione non può permettersi di ignorare, e questo vale anche per il pediatra e il medico vaccinatore con riferimento ai vaccini pediatrici.
Francesco Paolo Cinquemani
*avvocato
