Pandemia sotto esame: il dossier del Congresso e il silenzio di Fauci che fa tremare la scienza politicizzata in America e in Europa

Pandemia sotto esame: il dossier del Congresso e il silenzio di Fauci che fa tremare la scienza politicizzata in America e in Europa

C’è un’immagine che, più di molte altre, racconta il punto in cui siamo arrivati nel rapporto tra scienza, politica e istituzioni dopo la pandemia: Anthony Fauci, per decenni volto della sanità pubblica americana, seduto davanti ai senatori, che ripete la stessa frase, quasi fosse un mantra difensivo.

“On the advice of my attorneys, I will invoke my right under the Fifth Amendment of the Constitution to refrain from answering your questions.”

Secondo i resoconti dei principali media internazionali, Fauci ha invocato il Quinto Emendamento oltre cento volte nel corso di un’unica audizione davanti al Senate Homeland Security and Governmental Affairs Committee, presieduto dal senatore Rand Paul.

Per un uomo che per anni è stato percepito come “la voce della scienza” in televisione, è un cambio di scena radicale: dalla parola alla scelta deliberata del silenzio.

Il diritto al silenzio e il peso politico del silenzio:

Il Quinto Emendamento è un pilastro del sistema costituzionale americano che, garantisce a chiunque il diritto di non rispondere a domande che potrebbero portare alla propria auto‑incriminazione. È un diritto, non una confessione.

Eppure, quando a invocarlo decine e decine di volte è il principale consigliere sanitario della Casa Bianca durante la pandemia, il significato politico e istituzionale diventa inevitabile.

Fauci non è un cittadino qualunque. È stato il volto della risposta federale al COVID‑19, ha partecipato alle conferenze stampa con il Presidente, ha influenzato linee guida, ha orientato la comunicazione pubblica mondiale.

Il suo silenzio, oggi, non riguarda solo lui, riguarda la credibilità dell’intero sistema che ha gestito la pandemia.

Fauci ha scelto di non rispondere a domande tutt’altro che marginali, che riguardano:

– I finanziamenti alla ricerca: se e come fondi federali, direttamente o indirettamente, siano arrivati a progetti di gain‑of‑function legati al laboratorio di Wuhan.

– Le comunicazioni interne sull’origine del virus: e-mail, riunioni, scambi tra scienziati e funzionari in cui si discuteva la possibilità di una fuga da laboratorio.

– Le pressioni sulla comunità scientifica: il ruolo avuto nel favorire una narrativa pubblica centrata sull’origine naturale del virus, mentre in privato parlava di altro.

– Il coordinamento con la Casa Bianca: il grado di allineamento tra le valutazioni tecniche e le dichiarazioni politiche sulla sicurezza dei vaccini e sull’efficacia delle misure di contenimento.

– I rapporti con EcoHealth Alliance: la supervisione sui progetti finanziati, la trasparenza dei flussi di denaro, la catena di responsabilità.

– La comunicazione istituzionale: che sono state eccessivamente rassicuranti rispetto ai dati disponibili.

Perché un uomo in quella posizione ritiene necessario tutelarsi così?

Il silenzio di Fauci arriva non a caso, dopo la pubblicazione del “Final Report of the Select Subcommittee on the Coronavirus Pandemic”, un documento parlamentare che ricostruisce, con dovizia di particolari, la gestione federale della pandemia, la revisione accelerata del BLA Pfizer‑BioNTech, le pressioni politiche sulla FDA e la comunicazione istituzionale.

Il rapporto racconta, tra le altre cose:

– che la revisione del BLA Pfizer‑BioNTech fu accelerata di otto mesi rispetto allo standard, e di quattro rispetto alla priority review;

– che i massimi esperti FDA sui vaccini, Marion Gruber e Philip Krause, espressero preoccupazioni tecniche e furono di fatto marginalizzati;

– che email interne parlano esplicitamente del rischio di “cutting corners and lowering our review standards”;

– che la comunicazione istituzionale, fino alle dichiarazioni del Presidente Biden sulla sicurezza assoluta dei vaccini, fu più rassicurante dei dati disponibili;

– che la gestione dei finanziamenti alla ricerca, inclusi quelli legati a EcoHealth Alliance, presenta zone d’ombra sulla supervisione e sulla trasparenza.

Il Final Report del Congresso e il silenzio di Fauci, letti insieme, mostrano:

– che la gestione della pandemia non è stata una questione tanto di scienza, ma di politica;

– che la linea tra valutazione tecnica e decisione politica ha propeso più per la seconda;

– che la fiducia nella scienza è stata usata, come strumento di legittimazione politica;

“Se Fauci si avvale del diritto al silenzio, chi nel mondo della sanità sta davvero raccontando la verità?”

Forse tutti quei medici che hanno curato i loro pazienti senza morti e quei medici che hanno prescritto certificati di esonero e differimento sulla base dello stato di salute del paziente e su documentazione medica e per questo sono stati sospesi, radiati o portato in tribunale? Di questo parlerò nel prossimo articolo.

Le frasi “se sei vaccinato non morirai”, “se non ti vaccini muori e fai morire” pare che non abbiano fondamento scientifico.

Fauci non è solo una questione americana: è uno specchio in cui anche le nostre istituzioni dovrebbero guardarsi e chissà come la vivono le nostre virostar in questo momento.

Conclusione

Fauci ha invocato il Quinto Emendamento oltre cento volte.

Il Congresso ha prodotto un dossier che parla di pressioni, accelerazioni e opacità.

“Possiamo ancora fidarci?”

La risposta dipenderà dalla capacità delle istituzioni, non solo americane ma anche italiane, di fare ciò che finora hanno spesso evitato: ricostruire con trasparenza, senza omissioni né sconti, come è stata gestita la pandemia e quali interessi hanno inciso sulle decisioni. La sfiducia maturata nell’opinione pubblica non è rivolta alla scienza nel suo significato autentico, metodo, confronto, verifica e disponibilità a correggersi, bensì a una sanità politicizzata, nella quale valutazioni tecniche, comunicazione istituzionale e convenienze politiche si sono sovrapposte e imposte, (pensiamo alla terapia tachipirina e vigile attesa che oggi è stata riconosciuta fallimentare, ma tanti medici lo sostenevano fin da subito). Recuperare credibilità significa dunque restituire alla scienza la sua autonomia e alla sanità la sua funzione primaria, tutelare la salute sulla base delle prove, non delle logiche di potere.

Francesco Paolo Cinquemani

*avvocato

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