C’è una frase, nata nel teatro ma diventata una diagnosi sociale, che descrive perfettamente la deriva della medicina contemporanea. Il Dottor Knock, protagonista dell’opera di Jules Romains, affermava:
“Ogni uomo in buona salute è un malato che non sa di esserlo.”
Oggi, nel mondo dominato dalle logiche del mercato farmaceutico, quella frase assume una forma ancora più inquietante:
Ogni uomo in buona salute è, in realtà, un malato che è stato trascurato.
Non perché la medicina abbia scoperto nuove patologie, ma perché l’industria ha scoperto nuovi mercati. E quando la salute diventa un segmento economico, la normalità fisiologica diventa un’occasione mancata di profitto.
Le parole di Peter Rost: il marketing prima della cura
Le testimonianze di Peter Rost, ex vicepresidente marketing di Pfizer e whistleblower, danno un volto concreto alla satira del Dottor Knock. Quello che nell’opera sembrava una provocazione, trasformare ogni persona sana in un potenziale malato, diventa, nelle sue parole, un meccanismo reale e quando la medicina obbedisce al mercato, la cura rischia di piegarsi al profitto.
Rost lo dice con chiarezza:
- “Le aziende farmaceutiche sono aziende di marketing. La ricerca è spesso un mezzo per sostenere il marketing.”
- “Il sistema premia i farmaci che devono essere assunti per lunghi periodi.”
- “I conflitti d’interesse sono strutturali.”
È la voce di un dirigente che ha visto dall’interno come si costruisce un mercato della malattia. Significa che, in un sistema guidato dal profitto, un farmaco assunto ogni giorno per mesi o anni è economicamente più vantaggioso di una cura risolutiva. Se una terapia guarisce rapidamente, il rapporto commerciale si chiude; se invece controlla una condizione cronica senza eliminarla, genera prescrizioni continue, vendite stabili e profitti ricorrenti. Per questo il sistema tende a premiare ciò che mantiene il paziente dentro un consumo prolungato di medicinali, mentre guarda con sospetto ciò che potrebbe ridurre questa dipendenza. Lo stesso principio si può applicare a molte cure naturali o pratiche preventive: spesso hanno costi bassissimi, a volte sono quasi gratuite, e proprio per questo non producono grandi margini economici. Non essendo facilmente brevettabili né trasformabili in prodotti da assumere per anni, vengono spesso screditate, ridicolizzate o liquidate come irrilevanti dalla medicina allopatica dominante. Il problema, dunque, non è solo scientifico: è anche economico. Ciò che non genera profitto viene spinto ai margini; ciò che crea consumo continuo diventa centrale.
Il business della cronicità: numeri che non lasciano spazio ai dubbi
I seguenti dati mostrano un sistema che prospera non sulla guarigione, ma sulla gestione perpetua.
4,1 trilioni di dollari: Spesa sanitaria annuale degli Stati Uniti. Il 90% è assorbito da persone con patologie croniche (fonte: CDC).
400 miliardi di dollari: Costo annuale del diabete negli USA (fonte: ADA).
38 miliardi di dollari entro il 2034: Valore previsto del mercato globale dei servizi per la gestione delle malattie croniche, con una crescita del 16% annuo.
41% del mercato, è la quota già controllata dalle grandi aziende farmaceutiche.
80 miliardi di dollari in R&D nel 2023, è l’investimento globale delle case farmaceutiche, orientato soprattutto verso farmaci che garantiscono prescrizioni ricorrenti, non cure definitive.
Questi numeri non descrivono un sistema sanitario, descrivono un ecosistema economico che ha bisogno di malattie stabili, prevedibili e durature.
Il caso Pfizer: quando il marketing supera la medicina
Il caso Pfizer rappresenta uno degli esempi più emblematici di questa tensione tra medicina e mercato. Nel 2009 l’azienda accettò di pagare una sanzione record di 2,3 miliardi di dollari per pratiche di marketing illegale, un episodio che mostrò con particolare evidenza quanto le strategie commerciali potessero spingersi oltre i confini dell’etica sanitaria.
In questo contesto, la figura di Peter Rost assume un valore particolare: non fu soltanto un dirigente interno al sistema, ma anche una delle voci che ne denunciarono pubblicamente le pratiche. Proprio per questo, la sua testimonianza pesa più di una semplice critica esterna, perché nasce dall’esperienza diretta di chi ha visto da vicino il funzionamento dei meccanismi aziendali.
Il caso Rost suggerisce una conclusione difficile da ignorare: la sanità può salvare vite, alleviare sofferenze e produrre progresso, ma può anche operare dentro un sistema attraversato da forti incentivi finanziari, capaci di influenzare priorità, linguaggi e decisioni.
È qui che emerge la doppia identità della medicina moderna, da un lato strumento di cura, dall’altro settore economico; da una parte terapia, dall’altra profitto; da un lato il paziente come persona da proteggere, dall’altro il paziente come cliente da trattenere.
Il problema nasce proprio quando questa seconda logica prevale sulla prima, trasformando la salute in un terreno di competizione commerciale.
Il lato oscuro: quando la salute diventa opportunità commerciale
Alla base di questo meccanismo c’è un’idea semplice: una malattia acuta, di solito, si cura e finisce; una malattia cronica, invece, accompagna il paziente nel tempo, con controlli, farmaci e prescrizioni continue.
Ed è proprio nella durata che nasce il vantaggio economico: ciò che deve essere gestito mese dopo mese produce consumi regolari e profitti ricorrenti. In questo senso, la satira del Dottor Knock appare sorprendentemente attuale: ogni persona può essere vista come un possibile paziente, e ogni fragilità del corpo può diventare una nuova occasione di mercato.
Così la salute rischia di non essere più soltanto un bene da difendere, ma anche uno spazio da trasformare in mercato. Non più solo una condizione della vita, ma un confine da ridefinire continuamente per creare nuovi bisogni, nuovi allarmi e nuovi consumi.
Conclusione
Il quadro delineato, composto da dati ufficiali, testimonianze interne e analisi economiche è il frutto di una constatazione oggettiva. L’industria farmaceutica opera all’interno di un sistema di incentivi che, per sua natura, privilegia la gestione continuativa delle patologie rispetto alla loro risoluzione. Si tratta di riconoscere che la struttura economica del settore condiziona inevitabilmente le scelte strategiche, la direzione della ricerca e la comunicazione clinica.
La scelta più corretta che il cittadino può fare è assumere un ruolo attivo nella tutela della propria salute, chiedendo trasparenza, seconde opinioni e informazioni complete sulle terapie proposte.
Non si tratta di mettere in discussione la medicina, ma di esercitare un diritto:
- chiedere spiegazioni chiare;
- comprendere alternative terapeutiche;
- valutare la durata dei trattamenti;
- distinguere ciò che è clinicamente necessario da ciò che è commercialmente conveniente.
La medicina resta una scienza, ma il sistema che la circonda è un mercato e in ogni mercato, la prima forma di tutela è la consapevolezza informata.
Francesco Paolo Cinquemani
*avvocato
