Epstein, Totò, e il fattore “C”.

Epstein, Totò, e il fattore “C”.

 

Nei mesi scorsi, al top della narrativa mainstream sul caso “Jeffrey Epstein”, ebbi modo di vedere una inchiesta giornalistica che descriveva che cosa fosse successo al noto miliardario, amico dei potenti della terra (occidentale).

Sintetizzo. In pratica, una ragazza prima, e altre successivamente, avevano raccontato il “metodo Epstein”. Che consisteva nel “rastrellare” giovani ragazze “deboli” (in tutti i sensi, soprattutto psicologicamente), e avviarle ai “massaggi particolari”, a pagamento, su se medesimo, nella sua lussuosa villa da “Vip” a Palm Beach, Florida, Usa.

Il tutto con la complicità spesso delle ragazze “deboli”, che a loro volta “allargavano” il giro ad altre ragazze, bla bla bla… Una specie di metodo “Ponzi” applicato alle giovani ragazze, spesso minorenni.

Di ciò, sempre nel servizio giornalistico, si dava atto che un giorno una mamma di una ragazza fece una denuncia di quanto fosse accaduto alla propria figlia, e raccontò agli increduli poliziotti (siamo in Florida, Usa) cosa succedeva in casa del noto miliardario.

Ma nonostante i racconti delle ragazze, non succedeva nulla.

Alla fine il “metodo Epstein” venne a galla e non si potè fare a meno di processare il miliardario. Nel 2008 quindi il procuratore della contea di Palm Beach, Alexander Acosta, una specie di omologo del procuratore della repubblica di una nostra città, fece cadere le più odiose accuse, tipo violenza sessuale sulle ragazze minorenni, e si “limitò” al “solo” favoreggiamento della prostituzione, con un patteggiamento che gridava (e grida) vendetta, e condannò l’uomo (una parola grossa) a 13 mesi di reclusione; che consistevano nell’imporre a Epstein di andare la sera a dormire in carcere, e di giorno curare i suoi interessi. Mica pizza e fichi.

Preciso che questo patteggiamento fu confermato da un giudice “statale” della Florida”.

Bene, quel servizio giornalistico mi fece così tanto male, che alla fine la mia fiducia nella Giustizia, invero negli uomini/donne che la “amministrano”, scese davvero molto in basso.

Mi resi conto in modo palpabile di come in una società occidentale, dove si venera solo il Dio denaro/profitto, non conta null’altro. Anzi, oltre al denaro, contano le “amicizie giuste”, che certo quelle ragazze non avevano.

Mentre scrivo, apprendo e riporto dal sito dell’Ansa, che la signora “Gabriela Mabel De Los Santos, la massaggiatrice uruguaiana che aveva sostenuto di essere testimone dei presunti festini nel ranch di Punta del Este di Giuseppe Cipriani e Nicole Minetti, ha cambiato versione: lo ha fatto davanti ad un notaio in Uruguay con una dichiarazione giurata, affermando di non sapere nulla di ciò che avveniva nella tenuta”.

Bene, per chi conosce il caso della Grazia a Minetti, non penso resterà meravigliato di questo epilogo.

Pare appunto che questa dichiarazione della teste chiave, sia già pervenuta alla Procura generale di Milano. Dopo che la stessa aveva già chiuso la seconda istruttoria finita con il 2° parere favorevole alla Grazia.

Che dire. Come disse Toto’ in una scena del film “Letto a tre piazze”, mentre era sul lettone matrimoniale con Peppino De Filippo (secondo marito della donna protagonista del film; Toto’, dato per morto, era stato il primo marito, ed era tornato dalla guerra), e con la sua mano sul gluteo sinistro di De Filippo, esclamò: “Questa è la vita! Chi me l’avesse mai detto!”.

Ah! Signora mia. Sì, è proprio così. Questa é la vita. Ci vuole il fattore “C…”.

Massimo Piccolo

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