Violenza sulle donne, nasce “Ponte Sicuro 72 ore”: la proposta della Lega per intervenire subito

Violenza sulle donne, nasce “Ponte Sicuro 72 ore”: la proposta della Lega per intervenire subito

Il Dipartimento Pari Opportunità Nazionale della Lega, guidato dall’On. Souad Sbai, annuncia “Ponte Sicuro 72 ore”, una nuova misura pensata per assicurare una protezione immediata alle donne nelle ore successive alla denuncia, alla segnalazione o all’accesso al Pronto Soccorso. «Basta slogan. Alle donne serve una rete che intervenga subito, nel momento più a rischio per la vita e la sicurezza della donna e dei minori. Con “Ponte Sicuro 72 ore” si può passare dalle parole ai fatti». La proposta è stata rielaborata all’interno del Dipartimento con la collaborazione di un comitato scientifico ad hoc composto da professioniste del settore. L’obiettivo è partire dall’analisi dei dati per individuare risposte mirate e strumenti di pronto intervento destinati alla tutela delle donne e dei minori vittime di violenza.

Violenza fisica, psicologica ed economica: i dati

Tra le donne che hanno un partner o lo hanno avuto in passato, il 12,6% è stato vittima di violenza fisica o sessuale all’interno della coppia. A questa si aggiungono la violenza psicologica, che riguarda il 17,9%, e quella economica, che interessa il 6,6%. Preoccupanti anche i numeri relativi ai minori e alla violenza assistita: il 19,6% dei figli ha subito direttamente violenza, mentre il 62,1% ha assistito a episodi ripetuti di violenza in famiglia. Resta inoltre molto contenuto il numero delle vittime che scelgono di rivolgersi alle autorità: solo il 10,5% ha denunciato la violenza subita dal partner o dall’ex partner negli ultimi cinque anni.

“Ponte Sicuro 72 ore”: come funziona

La misura prevede l’attivazione di una protezione immediata entro 72 ore dalla denuncia, dalla segnalazione o dall’accesso al Pronto Soccorso. Le 72 ore, viene precisato, non rappresentano la durata della permanenza della donna in una struttura di accoglienza, ma indicano il tempo massimo entro il quale deve essere attivato l’intero percorso di protezione. La donna e il suo nucleo familiare continuano quindi a essere presi in carico anche successivamente, fino all’inserimento in un percorso stabile di autonomia e sicurezza.

Il “Ponte” prevede quattro interventi principali:

  1. Accoglienza d’emergenza protetta, attraverso un posto letto temporaneo o una struttura alberghiera convenzionata.
  2. Attivazione di un team multidisciplinare, composto da Centro Antiviolenza, psicologa, legale, assistente sociale e Forze dell’Ordine.
  3. Valutazione immediata del rischio, effettuata attraverso strumenti standardizzati.
  4. Definizione di un piano di uscita, con eventuale inserimento in casa rifugio, sostegno all’autonomia economica e tutela dei minori.

Dalla denuncia alla protezione: il percorso nelle prime 72 ore

L’ingresso nel percorso avviene attraverso una segnalazione, una denuncia o l’accesso al Pronto Soccorso.

Entro le prime 24 ore viene effettuata la valutazione del rischio. Le Forze dell’Ordine e/o il Pronto Soccorso attivano la rete e viene realizzata una prima valutazione standardizzata del livello di pericolo.

Tra le 24 e le 48 ore vengono attivate l’accoglienza protetta e l’équipe multidisciplinare. La donna viene trasferita in un luogo sicuro, attraverso un posto letto temporaneo o una struttura convenzionata, mentre entra in funzione il team formato da Centro Antiviolenza, psicologa, legale e assistente sociale.

Entro le 72 ore viene elaborato un piano personalizzato di protezione, costruito sulla situazione specifica della donna e comprendente le misure legali, il sostegno psicologico, la tutela dei minori e i primi interventi finalizzati all’autonomia.

Il percorso non termina allo scadere delle 72 ore. Nella fase successiva possono essere previsti casa rifugio, sostegno all’autonomia, tutela dei minori e follow-up, fino al raggiungimento di una condizione di sicurezza stabile.

Una rete con responsabilità definite

Alle Forze dell’Ordine spettano la raccolta della segnalazione o della denuncia, il primo contatto, la messa in sicurezza immediata e l’attivazione della rete entro 24 ore.

Il Pronto Soccorso si occupa della rilevazione e della refertazione dei casi di violenza, dell’attivazione del codice di protezione e del raccordo con il Centro Antiviolenza.

Il Centro Antiviolenza coordina l’équipe multidisciplinare e interviene nella valutazione del rischio, nell’accoglienza protetta e nell’accompagnamento della donna.

La psicologa o lo psicologo garantisce il supporto psicologico d’urgenza alla donna e, quando presenti, ai minori coinvolti.

Il legale fornisce informazioni sui diritti, supporta la vittima nella procedura di denuncia e nell’accesso alle misure di protezione, tra cui allontanamento e ordini di protezione.

L’assistente sociale valuta la situazione del nucleo familiare, interviene nella tutela dei minori e nell’attivazione delle misure di sostegno economico e abitativo.

Ai Servizi sociali e al Comune spettano, infine, gli interventi per l’eventuale inserimento in casa rifugio, il percorso verso l’autonomia abitativa ed economica e il follow-up nel medio periodo.

Perché nasce “Ponte Sicuro 72 ore”

Il progetto intende rispondere soprattutto a tre criticità. La prima è il vuoto di protezione che può crearsi tra la denuncia e l’attivazione dei servizi, con giorni particolarmente delicati durante i quali la donna può rimanere esposta al rischio. La seconda riguarda la fase di separazione e post-separazione, considerata particolarmente critica: il 14,7% degli episodi di stalking e una parte rilevante delle violenze commesse dagli ex partner avvengono proprio in questo periodo. La terza riguarda i minori. Il 62,1% dei figli assiste a violenze ripetute all’interno della famiglia e, secondo l’impostazione del progetto, la protezione deve quindi riguardare l’intero nucleo, madre e figli insieme.

La tutela dei minori al centro del progetto

La protezione prevista da “Ponte Sicuro 72 ore” non riguarda soltanto la donna, ma comprende l’intero nucleo familiare e, in particolare, i minori. In ogni fase del percorso — dalla valutazione del rischio all’accoglienza protetta fino al piano di uscita — è prevista la presa in carico dei figli, attraverso supporto psicologico dedicato, continuità scolastica e specifiche misure di tutela nei casi di violenza assistita. “Ponte Sicuro 72 ore” viene quindi proposto come un modello concreto e replicabile, caratterizzato da tempi definiti, responsabilità chiare e un percorso tracciabile passo dopo passo, con l’obiettivo di mettere al centro la persona e non la burocrazia. «L’Italia ha costruito un sistema che oggi viene preso a modello anche all’estero. Il nostro impegno è continuare su questa linea: più strumenti operativi e risposte immediate per chi chiede aiuto».

Testo soggetto a Copyright